sabato 20 aprile 2013

Morto un Pd se ne fa un altro?



Sono dieci anni che diciamo che il Partito democratico è morto, finito, suicidato, e invece è ancora lì; ma la triste scelta - concordata con (o a favore di ) Berlusconi - di candidare e votare Franco Marini al Quirinale, seguita dall'omicidio politico di Romano Prodi, il fondatore dell'Ulivo, se non è stata la botta definitiva poco ci manca. Non c'è molto da aggiungere alle critiche diffuse alla storica stolidità della dirigenza di quello che una volta era il maggiore partito italiano. Il Pd è una truffa ideologica che dura da oltre dieci anni, un imbroglio, occupa abusivamente lo spazio di un possibile movimento veramente laico, democratico e liberale.
Malgrado questo, il rafaniello, «rosso fuori, bianco dentro» - come cantavano i 99 Posse - difficilmente sparirà, come preconizzano (o sperano) gli apocalittici in queste ore, perché facilmente se lo prenderà Matteo Renzi, e vedremo cosa ne farà. In ogni caso, si deve prendere atto, e velocemente, che la eventuale dissoluzione di tutto o parte del Pd lascerà uno spazio vuoto, molto esteso, che dovrà essere riempito in fretta.

Ma quello spazio vuoto non può essere occupato - almeno non ancora - dal Movimento cinque stelle, non solo perché ha sprecato maldestramente un'occasione storica di invertire la rotta del Paese sbattendo la porta in faccia a un Bersani capitolante subito dopo le elezioni. Grillo e i suoi seguaci non possono occupare quel posto perché sono privi di quello strumento essenziale per la navigazione politica e sociale che è una bussola di lunga prospettiva. Che sia ingenuità, inesperienza o furore ideologico anti-kasta a prescindere, poco cambia: manca ancora un'idea per un modello sociale plausibile e ben definito. Per ora sono poco più che una setta a metà tra la farsa e lo psicodramma orwelliano dei dirigenti. Ma - attenzione - anche dal M5s c'è da imparare: la capacità di organizzarsi senza finanziamento pubblico, l'idea di una rottura con la partitocrazia e le molte istanze che sono assolutamente condivisibili da quell'area che una volta si chiamava "sinistra", lemma che ora viene usato - a sproposito - solo dalla destra per la sua propaganda, devono essere raccolte.

Quel vuoto va riempito subito, prima che qualche populista un po' meno innocuo di Beppe Grillo ci si infili (oppure che rimanga vuoto troppo a lungo). Quel vuoto è il posto dove i valori legati alla laicità delle istituzioni, la legalità (non il giustizialismo), l'idea di un modello sociale inclusivo, del primato del lavoro, di un movimento legato al territorio e non alle lobby, valori da sempre traditi dal Pd, ancora aspettano di essere rappresentate degnamente.

Ci sono ancora vaste praterie da sfruttare per un movimento civico, liberale e laico, guidato dalla Costituzione. La società civile deve cominciare a pensarci, senza preclusioni ideologiche verso chicchessia (purché ne condivida gli obiettivi, chiaro) e possibilmente - perché in questo abbiamo già dato - senza dare libero sfogo a personalismi, narcisismi ed egoismi di sorta. Abbiamo aspettato anche troppo.

Pubblicato ieri qui.

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