Dopo l'estensione dell'assistenza sanitaria per i conviventi
omosessuali dei deputati, è stata presentata ieri a Montecitorio la proposta di
legge n. 245 per il contrasto dell'omofobia e della transfobia, elaborata dalla
Rete Lenford, Avvocatura per i diritti delle persone glbt. Primi firmatari i deputati Scalfarotto del Pd, Zan di
Sinistra ecologia e libertà, Tinagli di Scelta civica e Chimenti del Movimento
5 Stelle. Ma il totale dei deputati che hanno sottoscritto la proposta di legge
è di 221, per quello che è il terzo tentativo di estendere la tutela dai reati
d'odio alle persone glbt. La
conferenza stampa è stata tenuta alla vigilia della celebrazione della Giornata
internazionale contro l'omofobia e la transfobia istituita dal Parlamento
europeo il 17 maggio, giorno in cui, nel 1990, l'Organizzazione mondiale della
sanità ha depennato l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Ma il
17 maggio è anche la giornata del ricordo delle vittime della discriminazione
contro gli omosessuali e i transessuali nel secolo scorso: durante il nazifascismo
in Europa occidentale e lo stalinismo in quella orientale, centinaia di
migliaia di persone glbt sono state imprigionate, deportate,
torturate e uccise in una sorta di genocidio del quale non si è mai parlato
abbastanza. L'aula di Strasburgo ha istituito la Giornata internazionale contro
l'omofobia nel 2007, sancendolo nella sua Risoluzione di condanna.
L'Italia è, tra i paesi
occidentali, in perenne e tragico ritardo; non è mai riuscita a dotarsi di
strumenti adeguati per il contrasto all'omofobia, né di leggi atte a garantire
l'uguaglianza dei cittadini glbt. In quest'ultimo anno, infatti, non è cambiato
nulla: a parte le buone intenzioni (di cui, si sa, è lastricata la via per
l'inferno) della sinistra, fino a ieri si poteva registrare solo una proposta
di legge sul contrasto all'omofobia, sul matrimonio egualitario e sulla
modificazione dell'attribuzione di sesso, depositata in parlamento dal
Movimento 5 Stelle, che giace tuttora immobile, vedremo con quante probabilità
di essere esaminata da un'aula in cui il Pdl, polo del clericalismo
parlamentare, e altri settori della maggioranza di governo presumibilmente si
metteranno di traverso come hanno sempre fatto. Quello guidato da Enrico Letta
è un governo sotto ricatto anche da questo punto di vista, un governo che,
sebbene espressione del "parlamento più laico della storia", subisce
una forte influenza clericale contraria ai diritti delle minoranze invise alla
Chiesa, a costo di trascinare il Paese in una retromarcia verso il medioevo dei
diritti, come solo nei paesi dell'est europeo. Vedi Ungheria, Serbia e Russia, dove le aggressioni violente e
le prevaricazioni ai danni dei gay sono all'ordine del giorno ed è reato
persino parlare in pubblico di omosessualità.
Anche in Italia prosegue lo
stillicidio di denunce di aggressione a carico di persone e coppie omosessuali,
tanto da non fare più notizia, e prosegue l'ostracismo perfido di clero e
clericali, che si sono esibiti nei giorni scorsi nella prova muscolare della piazza, dove i paladini della "difesa della vita"
contrari alla libertà di scelta delle donne, già che c'erano, hanno
spavaldamente minacciato il governo, si azzardasse mai ad affrontare i
cosiddetti "temi etici". L'avvertimento dell'ex ministro Sacconi
(«sui temi etici il governo rischia»), nemmeno tanto velato, è forse diretto
anche alla ministra delle pari opportunità Josefa Idem, che ha manifestato in
più occasioni l'intenzione di proporre una legge sulle unioni civili. Prima
della marcia pro-life di cui sopra, e prima della reprimenda del solito,
puntuale, Angelo Bagnasco, presidente della Cei, il quale ha tenuto a precisare
per l'ennesima volta qual è la posizione dottrinale e politica della sua
Chiesa.
Per il pontefice (il
celebratissimo Francesco, presunto innovatore) e per i suoi seguaci, un
embrione ha diritto a tutela giuridica, e persino uno spermatozoo merita
considerazione (la dispersione del seme per il Catechismo è peccato), mentre
una persona fatta e finita, se omosessuale, deve essere biasimata, discriminata
e se è il caso anche picchiata. Che questa affermazione non sembri una forzatura:
ricordiamo che il delirante documento ufficiale per la Cura pastorale delle persone omosessuali, firmato dal papa
emerito Ratzinger, parla molto chiaro: «[...] la doverosa reazione alle
ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun
modo all'affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando
tale affermazione viene accolta e di conseguenza l'attività omosessuale è
accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile
per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi
diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi
sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e
se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano». Ambiguità intollerabile,
che fa il paio con il pensiero dei numerosi misogini cattolici per i quali la
donna con la minigonna se la va a cercare.
Stupisce che questa posizione
sugli omosessuali non crei lo scandalo e la riprovazione che merita.
L'Unione europea nel documento
sopra citato riconosce e denuncia chiaramente le responsabilità della politica
e della religione: «[Il Parlamento europeo, ndr] condanna i commenti
discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli
omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un
secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di
condannarli». Inoltre, «ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a
proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso
sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il
principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al
fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell'Unione
europea senza discriminazioni».
In un recente comunicato, l'associazione radicale Certi Diritti, «facendo
proprio il principio che è meglio prevenire che curare, ha scritto a tutti i
rappresentanti istituzionali del nostro Paese ed ai ministri interessati per
materia, chiedendo che quest'anno in occasione del 17 maggio si limitino, se
possibile, le parole che verranno spese solo per annunciare impegni concreti,
fattivi, su questa materia. Magari guardando davvero all'Europa, così come il
Presidente Letta ha sottolineato più volte in questi giorni, e procedendo
speditamente per definire per il nostro paese i crimini d'odio, compresi i
discorsi d'odio, e non limitarsi unicamente alla repressione penale dei reati
stessi. Ma puntando prioritariamente alla prevenzione ed alla educazione su
questa materia, soprattutto nelle scuole e tra l'associazionismo giovanile».
Ma in Italia, tutto questo è
predicare nel deserto.
Eppure, ci fosse la volontà, per
cominciare a cambiare il clima basterebbe estendere lo spettro di applicazione
della legge Mancino alle discriminazioni di genere e alle differenze di
orientamento sessuale e affettivo, obiettivo cui tende la proposta di legge
presentata ieri. Ricordiamo che l'ultima proposta di contrasto all'omofobia fu
bloccata da una pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall'Udc di
Pierferdinando Casini e poi approvata dall'aula; vedremo come andrà stavolta.
Pubblicato ieri qui.

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