Ogni 17 novembre si celebra la Giornata nazionale del gatto
nero, istituita sette anni fa dalla Associazione italiana difesa animali e
ambiente (Aidaa). Decine di migliaia di gatti neri ogni anno vengono uccisi in
nome della superstizione, specialmente nel periodo di Halloween; da qui la
necessità di sensibilizzare l'opinione pubblica - in un mondo dove
l'atteggiamento tipico nei confronti delle credenze popolari è quello riassunto
nel motto «non è vero ma ci credo» - sulla infondatezza delle credenze che
vogliono il gatto nero come porta sfortuna. Questo mito ha origine nel medio
evo, in piena caccia alle streghe (caccia vera e propria), quando al felino
domestico si attribuivano qualità diaboliche, per la sua attitudine e capacità
di muoversi e vedere nell'oscurità (nella quale soprattutto quelli neri si
mimetizzano alla perfezione), quando anche le presunte streghe erano
maggiormente attive. Si credeva anche che queste potessero trasformarsi in
gatto.
«Se un filosofo è un uomo cieco, in un stanza buia, che
cerca un gatto nero che non c'è, il teologo è l'uomo che riesce a trovare quel
gatto» (Bertrand Russell).
E infatti il teologo l'ha trovato, e l'ha sbattuto nei roghi
insieme alle donne libere alle quali ha appiccicato l'etichetta di
"strega". L'alleanza tra donna e gatto forse trova il suo inizio
proprio nelle fiamme dei roghi accesi dalla superstizione cristiana, ed ha
trovato recentemente una sorta di conferma scientifica: uno studio compiuto
dall'università di Vienna sulle abitudini di 41 gatti domestici, ha dimostrato
che il felino preferisce di solito rapportarsi proprio con le padrone di casa,
riuscendo a "manipolarle" meglio dei padroni maschi. Con le donne,
fusa e miagolii sono tre volte più frequenti che con gli uomini, i gatti
userebbero una tecnica volta a stimolare
l'istinto materno modulando un verso simile quello del pianto di un
bambino.
Quella del gatto, specie se nero, è stata dunque una
persecuzione accessoria a quella delle donne libere (la "colpa" di
essere liberi accomuna in questo caso la donna e il gatto, insieme sui roghi
accesi per conto di dio), tacciate sbrigativamente come streghe, che per secoli
è stata tra le credenziali scritte nel curriculum vitae del cristianesimo più
oscurantista.
In ogni caso, dal pantheon egizio alle stive delle navi da
guerra, dove avevano il compito di cacciare i topi, passando per i laboratori
degli scienziati, dove a volte si è spostato nel campo della metafisica ispirando teorie come l'ipotesi
del "gatto raro", il felino domestico ha attraversato - restando
indenne - la storia del genere umano, osservandolo dall'alto, prima di
accomodarsi sul divano del salotto.
Nell'antico Egitto il gatto era divinizzato e personificato
soprattutto nella dea Bastet, simbolo di fecondità e di amore materno, e in sua
sorella Sekhmet. Gli archeologi hanno trovato numerosi simulacri e sarcofagi di
felini domestici (quello nella foto a fianco è conservato nella Ny Carlsberg
Glyptoteque di Copenhagen). Se dunque il nostro amico ha ricoperto un ruolo
importante presso gli antichi egizi, è già scomparso dal pantheon della Grecia
classica. Aristofane cita la presenza di un mercato dei gatti ad Atene, mentre
tra i romani possedere un gatto era dapprima una esclusiva delle classi più
agiate, e furono proprio i romani a diffondere il felino domestico in tutta
Europa.
Nella letteratura il gatto si è conquistato un posto di
rilievo col romanticismo, e con autori come H. P. Lovecraft e soprattutto Edgar
Allan Poe.
"Il gatto nero" di Poe smaschera l'umano assassino
del suo simile, indicando alle forze dell'ordine dov'è nascosto il cadavere
della vittima, mentre la gatta incinta che accompagna Hans Phaal sulla
mongolfiera verso la Luna, cade da grande altezza coi suoi gattini appena nati
come a fecondare il mondo con un po’ di saggezza felina; o forse decide
semplicemente di lasciare da solo l'assassino in fuga, prendendone le distanze
come fa il gatto nero dell'altro racconto. Anche Lewis Carroll col suo beffardo
e - apparentemente - folle gatto del Cheshire in Alice in wonderland, si serve
del felino per farsi beffe della follia del genere umano; e il felino, come
sempre, si presta volentieri in questa missione, evidentemente condividendone
il fine. Perché il gatto si fa beffe della teologia e della sociologia
dell'uomo-essere superiore, e lo lascia da solo a combattere coi suoi mostri:
in Alien di Ridley Scott il gatto Jones viene messo al sicuro un attimo prima
che il mostro - risvegliato dall'uomo - attacchi l'umano, nella scena finale.
Perché è l'umano che sfida imprudentemente i suoi mostri, non certo il gatto.
Il gatto diventa attore protagonista anche in epoca più
recente. Due gatti memorabili: Micio Nero, personaggio e voce narrante della
piccola epopea familiare descritta in "Storie di animali e altri
viventi", di Alberto Asor Rosa, e prima ancora, il gatto "senza
nome" che è voce narrante in
"Io sono un gatto", del giapponese Natsume Soseki, dove l'autore
guarda e descrive se stesso e la società in cui è inserito attraverso gli occhi
del gatto. Di più: l'autore (l'umanità) solo attraverso l'occhio purificatore
del gatto riesce a vedere davvero se stesso.
L'occidente cristiano ha dovuto attendere l'avvento di
Francesco d'Assisi e la sua rivoluzione ecologista per rimettere le cose a
posto, l'uomo nel giusto contesto naturale. Ma le cose non sono andate a posto
subito: incuranti per secoli della lezione di Francesco, gli uomini scoprono
l'ecologismo in deciso ritardo (paradossalmente solo dopo la rivoluzione
industriale, che la natura l'ha calpestata): i culti animisti ancestrali erano
già ecologismo e animalismo, l'uomo è nato ecologista e in comunione con la
natura. Il progresso civile e la megalomania religiosa l'avevano riportato
indietro, e in particolare la teologia cristiana, che ha messo l'uomo in cima
al creato, a dominarlo, aveva fatto il resto. E anche l'Islam, ovviamente, ha
dato il suo contributo; ma in questo caso il gatto ha un ruolo inedito, perché
si pone come metro di misura della misoginia islamica: si dice che Maometto
avesse molto affetto e rispetto per la sua gatta Muezza, che soleva tenere in
grembo anche mentre riceveva. Dunque, da questa parte del mondo al gatto è
andata meglio, perché ha ottenuto più rispetto di quanto ne abbia avuto la
donna. L'estrema cura di Maometto per la sua gatta (e dei musulmani per i
gatti, ancora oggi) può forse essere preso a simbolo di una sorta di patto col
diavolo (che nella superstizione cristiana era rappresentato anche dal gatto),
manifestato nei secoli successivi con la ferocia dei musulmani verso gli
"infedeli" e verso le proprie donne in cambio di un vasto potere.
Cambiano i destini del felino, ma non della donna.
Dalla gloria del paganesimo alle persecuzioni del
cristianesimo, della sua superstizione crudele, alla fine il gatto si è
liberato - malgrado gli umani - di tutte le sovrastrutture religiose e
superstiziose che si è tentato di posargli sulla schiena come un giogo, e fa il
suo ingresso trionfale nell'era dei lumi, dando il suo contributo alla scienza.
Molti scienziati sono stati ispirati dal gatto; vuoi un
gatto vero e proprio, realmente esistente, vuoi un gatto metaforico, metafisico
e non materiale. David Grinspoon è un astrobiologo, si sta occupando
attualmente della missione Venus express, impegnata nell'esplorazione del
secondo pianeta del sistema solare. Grinspoon ha prodotto anche speculazioni
sull'ipotesi che il nostro pianeta sia più o meno raro nel suo ospitare una
biosfera particolarmente ricca e complessa. In questo, è stato ispirato dal suo
gatto Wookie: «E' sopravvissuto alla vita di stenti e di battaglie all'ultimo
sangue del randagio e poi è diventato il mio amato gatto passando attraverso
un'improbabile serie di incidenti biografici [...] Date tutte quelle cose
incredibili che sono andate per il verso giusto, sarebbe stata molto più alta
la probabilità che ci fosse un non-Wookie che un Wookie. Da questo, non arrivo
alla conclusione che non ci siano altri gatti, ma soltanto che non ci sono
altri gatti esattamente identici a Wookie». Questa è l'ipotesi del gatto raro.
Un paradosso - l'essere e il simultaneo non-essere - simile
a quello del gatto di Schrödinger, che è stato formulato per spiegare la
meccanica quantistica: un gatto viene posto in un contenitore chiuso insieme a
un atomo radioattivo e una scatola contenente materiale tossico. Quando l'atomo
sarà decaduto, un dispositivo farà aprire la scatola e liberare la sostanza
tossica, che ovviamente ucciderà il gatto. Un attimo prima che l'atomo si
disintegri, il gatto si troverà nella particolare condizione di non essere né
vivo né morto, e finché non apriremo il contenitore per vedere coi nostri
occhi, il gatto resterà in questa condizione.
Si tratta solo di pura speculazione, nessun gatto è mai
stato sottoposto a un simile esperimento.
Ma anche se fosse, in qualche modo, avrebbe certamente
beffato lo scienziato e la sua meccanica quantistica. Perché ovunque lo metti,
il gatto è guardia e avanguardia, ispira e spiazza, beffa e sfugge.

Nessun commento:
Posta un commento