venerdì 16 novembre 2012

Il gatto che passeggia sul mondo




Ogni 17 novembre si celebra la Giornata nazionale del gatto nero, istituita sette anni fa dalla Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa). Decine di migliaia di gatti neri ogni anno vengono uccisi in nome della superstizione, specialmente nel periodo di Halloween; da qui la necessità di sensibilizzare l'opinione pubblica - in un mondo dove l'atteggiamento tipico nei confronti delle credenze popolari è quello riassunto nel motto «non è vero ma ci credo» - sulla infondatezza delle credenze che vogliono il gatto nero come porta sfortuna. Questo mito ha origine nel medio evo, in piena caccia alle streghe (caccia vera e propria), quando al felino domestico si attribuivano qualità diaboliche, per la sua attitudine e capacità di muoversi e vedere nell'oscurità (nella quale soprattutto quelli neri si mimetizzano alla perfezione), quando anche le presunte streghe erano maggiormente attive. Si credeva anche che queste potessero trasformarsi in gatto.

«Se un filosofo è un uomo cieco, in un stanza buia, che cerca un gatto nero che non c'è, il teologo è l'uomo che riesce a trovare quel gatto» (Bertrand Russell).
E infatti il teologo l'ha trovato, e l'ha sbattuto nei roghi insieme alle donne libere alle quali ha appiccicato l'etichetta di "strega". L'alleanza tra donna e gatto forse trova il suo inizio proprio nelle fiamme dei roghi accesi dalla superstizione cristiana, ed ha trovato recentemente una sorta di conferma scientifica: uno studio compiuto dall'università di Vienna sulle abitudini di 41 gatti domestici, ha dimostrato che il felino preferisce di solito rapportarsi proprio con le padrone di casa, riuscendo a "manipolarle" meglio dei padroni maschi. Con le donne, fusa e miagolii sono tre volte più frequenti che con gli uomini, i gatti userebbero una tecnica volta a stimolare  l'istinto materno modulando un verso simile quello del pianto di un bambino.

Quella del gatto, specie se nero, è stata dunque una persecuzione accessoria a quella delle donne libere (la "colpa" di essere liberi accomuna in questo caso la donna e il gatto, insieme sui roghi accesi per conto di dio), tacciate sbrigativamente come streghe, che per secoli è stata tra le credenziali scritte nel curriculum vitae del cristianesimo più oscurantista.

In ogni caso, dal pantheon egizio alle stive delle navi da guerra, dove avevano il compito di cacciare i topi, passando per i laboratori degli scienziati, dove a volte si è spostato nel campo della  metafisica ispirando teorie come l'ipotesi del "gatto raro", il felino domestico ha attraversato - restando indenne - la storia del genere umano, osservandolo dall'alto, prima di accomodarsi sul divano del salotto.

Nell'antico Egitto il gatto era divinizzato e personificato soprattutto nella dea Bastet, simbolo di fecondità e di amore materno, e in sua sorella Sekhmet. Gli archeologi hanno trovato numerosi simulacri e sarcofagi di felini domestici (quello nella foto a fianco è conservato nella Ny Carlsberg Glyptoteque di Copenhagen). Se dunque il nostro amico ha ricoperto un ruolo importante presso gli antichi egizi, è già scomparso dal pantheon della Grecia classica. Aristofane cita la presenza di un mercato dei gatti ad Atene, mentre tra i romani possedere un gatto era dapprima una esclusiva delle classi più agiate, e furono proprio i romani a diffondere il felino domestico in tutta Europa.

Nella letteratura il gatto si è conquistato un posto di rilievo col romanticismo, e con autori come H. P. Lovecraft e soprattutto Edgar Allan Poe.
"Il gatto nero" di Poe smaschera l'umano assassino del suo simile, indicando alle forze dell'ordine dov'è nascosto il cadavere della vittima, mentre la gatta incinta che accompagna Hans Phaal sulla mongolfiera verso la Luna, cade da grande altezza coi suoi gattini appena nati come a fecondare il mondo con un po’ di saggezza felina; o forse decide semplicemente di lasciare da solo l'assassino in fuga, prendendone le distanze come fa il gatto nero dell'altro racconto. Anche Lewis Carroll col suo beffardo e - apparentemente - folle gatto del Cheshire in Alice in wonderland, si serve del felino per farsi beffe della follia del genere umano; e il felino, come sempre, si presta volentieri in questa missione, evidentemente condividendone il fine. Perché il gatto si fa beffe della teologia e della sociologia dell'uomo-essere superiore, e lo lascia da solo a combattere coi suoi mostri: in Alien di Ridley Scott il gatto Jones viene messo al sicuro un attimo prima che il mostro - risvegliato dall'uomo - attacchi l'umano, nella scena finale. Perché è l'umano che sfida imprudentemente i suoi mostri, non certo il gatto.

Il gatto diventa attore protagonista anche in epoca più recente. Due gatti memorabili: Micio Nero, personaggio e voce narrante della piccola epopea familiare descritta in "Storie di animali e altri viventi", di Alberto Asor Rosa, e prima ancora, il gatto "senza nome" che è  voce narrante in "Io sono un gatto", del giapponese Natsume Soseki, dove l'autore guarda e descrive se stesso e la società in cui è inserito attraverso gli occhi del gatto. Di più: l'autore (l'umanità) solo attraverso l'occhio purificatore del gatto riesce a vedere davvero se stesso.

L'occidente cristiano ha dovuto attendere l'avvento di Francesco d'Assisi e la sua rivoluzione ecologista per rimettere le cose a posto, l'uomo nel giusto contesto naturale. Ma le cose non sono andate a posto subito: incuranti per secoli della lezione di Francesco, gli uomini scoprono l'ecologismo in deciso ritardo (paradossalmente solo dopo la rivoluzione industriale, che la natura l'ha calpestata): i culti animisti ancestrali erano già ecologismo e animalismo, l'uomo è nato ecologista e in comunione con la natura. Il progresso civile e la megalomania religiosa l'avevano riportato indietro, e in particolare la teologia cristiana, che ha messo l'uomo in cima al creato, a dominarlo, aveva fatto il resto. E anche l'Islam, ovviamente, ha dato il suo contributo; ma in questo caso il gatto ha un ruolo inedito, perché si pone come metro di misura della misoginia islamica: si dice che Maometto avesse molto affetto e rispetto per la sua gatta Muezza, che soleva tenere in grembo anche mentre riceveva. Dunque, da questa parte del mondo al gatto è andata meglio, perché ha ottenuto più rispetto di quanto ne abbia avuto la donna. L'estrema cura di Maometto per la sua gatta (e dei musulmani per i gatti, ancora oggi) può forse essere preso a simbolo di una sorta di patto col diavolo (che nella superstizione cristiana era rappresentato anche dal gatto), manifestato nei secoli successivi con la ferocia dei musulmani verso gli "infedeli" e verso le proprie donne in cambio di un vasto potere. Cambiano i destini del felino, ma non della donna.

Dalla gloria del paganesimo alle persecuzioni del cristianesimo, della sua superstizione crudele, alla fine il gatto si è liberato - malgrado gli umani - di tutte le sovrastrutture religiose e superstiziose che si è tentato di posargli sulla schiena come un giogo, e fa il suo ingresso trionfale nell'era dei lumi, dando il suo contributo alla scienza.

Molti scienziati sono stati ispirati dal gatto; vuoi un gatto vero e proprio, realmente esistente, vuoi un gatto metaforico, metafisico e non materiale. David Grinspoon è un astrobiologo, si sta occupando attualmente della missione Venus express, impegnata nell'esplorazione del secondo pianeta del sistema solare. Grinspoon ha prodotto anche speculazioni sull'ipotesi che il nostro pianeta sia più o meno raro nel suo ospitare una biosfera particolarmente ricca e complessa. In questo, è stato ispirato dal suo gatto Wookie: «E' sopravvissuto alla vita di stenti e di battaglie all'ultimo sangue del randagio e poi è diventato il mio amato gatto passando attraverso un'improbabile serie di incidenti biografici [...] Date tutte quelle cose incredibili che sono andate per il verso giusto, sarebbe stata molto più alta la probabilità che ci fosse un non-Wookie che un Wookie. Da questo, non arrivo alla conclusione che non ci siano altri gatti, ma soltanto che non ci sono altri gatti esattamente identici a Wookie». Questa è l'ipotesi del gatto raro.

Un paradosso - l'essere e il simultaneo non-essere - simile a quello del gatto di Schrödinger, che è stato formulato per spiegare la meccanica quantistica: un gatto viene posto in un contenitore chiuso insieme a un atomo radioattivo e una scatola contenente materiale tossico. Quando l'atomo sarà decaduto, un dispositivo farà aprire la scatola e liberare la sostanza tossica, che ovviamente ucciderà il gatto. Un attimo prima che l'atomo si disintegri, il gatto si troverà nella particolare condizione di non essere né vivo né morto, e finché non apriremo il contenitore per vedere coi nostri occhi, il gatto resterà in questa condizione.

Si tratta solo di pura speculazione, nessun gatto è mai stato sottoposto a un simile esperimento.
Ma anche se fosse, in qualche modo, avrebbe certamente beffato lo scienziato e la sua meccanica quantistica. Perché ovunque lo metti, il gatto è guardia e avanguardia, ispira e spiazza, beffa e sfugge.

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