venerdì 15 marzo 2013

Dieci domande a papa Francesco




«Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno». (Matteo 5, 33 - 37)

Al nuovo eletto al soglio pontificio, Francesco primo, rivolgiamo le domande alle quali una parte non trascurabile degli uomini e delle donne di tutto il mondo attende risposta da tempo immemore, sperando che un papa che si è voluto chiamare come il povero, onesto santo di Assisi non si sottragga, come i suoi predecessori.

1) Alcuni dei precedenti pontefici hanno rivisto (e in alcuni casi si sono anche scusati a nome della Chiesa per gli errori commessi) le loro posizioni storiche e dottrinali sugli ebrei, sul ruolo delle donne (una volta persino ritenute prive di anima), sullo schiavismo coloniale, sull'esistenza del limbo, e altro ancora. Lei ritiene che la sua Chiesa abbia ancora autorevolezza quando afferma le sue idee sull'omosessualità, e sugli altri cosiddetti "temi etici"? Non ritiene possibile che anche su questo la dottrina ufficiale possa commettere errori?

2) Perché la sua Chiesa si è data così tanto da fare, per così tanti anni, per nascondere e insabbiare i numerosissimi e terribili casi di pedofilia clericale, e che senso ha fare un mea culpa, a scandalo già esploso, senza modificare sostanzialmente atteggiamento nei confronti della giustizia ordinaria e delle famiglie delle vittime degli abusi? Inoltre, il celibato sacerdotale sotto il suo pontificato potrà essere messo in discussione?

3) Perché continuare a mantenere un distacco così ampio tra la dottrina ufficiale della Chiesa e le esperienze maturate sul campo dai tanti vostri ministri in "prima linea", davanti ai problemi e necessità degli uomini del ventunesimo secolo? Perché le idee dei cosiddetti "preti di strada" e di molti missionari sono spesso così distanti da quelle dei vertici della Chiesa, se tutti seguite gli insegnamenti dello stesso Cristo?

4) Perché tanta diffidenza nei confronti della non credenza? Invece di cercare un confronto autentico, seppure aspro, e avere l'umiltà di ascoltare e - se è il caso - di imparare, conservando il rispetto e - di più - l'amore che come cristiani dovreste a tutti?

5) Interpreta ancora come imprescindibile l'invito di Cristo nel vangelo ad andare e «convertire tutte le genti» fino al punto da cercare di imporsi ovunque e con ogni mezzo, inclusi quelli non rispettosi delle credenze o non credenze altrui, e disonesti intellettualmente (veda la domanda sottostante)? Come vi ponete di fronte alla evidente impossibilità di convertire il mondo intero?

6) Non ritiene che la fede e la religione abbiano nella forza che gli dovrebbe venire da Dio spunto sufficiente a proporsi da sole senza l'aiuto del potere politico, e la sua complicità? Non ritiene che cercare favori e scorciatoie (ad esempio, l'insegnamento pressoché obbligatorio della religione cattolica nelle scuole pubbliche o i finanziamenti di stampo truffaldino come l'otto per mille - in Italia, le continue ingerenze nell'attività legislativa dei parlamenti nazionali, ecc.) sia offendere la fede e Dio stesso, manifestare nei suoi confronti una grande mancanza di fiducia? Non ritiene che il cristiano debba semmai convertire con l'esempio e con la propria coerenza, invece che con questi mezzi? Che il concetto di "valori non negoziabili" sia intollerabilmente arrogante, oltre che improduttivo, inadatto a stabilire un dialogo vero e costruttivo?

7) Perché la sua chiesa non riesce a realizzare quel distacco dai beni materiali comandato dal fondatore della Chiesa stessa, e vissuto dal santo da cui lei ha preso il nome? A che scopo, ad esempio, mantenere un onerosissimo patrimonio immobiliare a spese di fedeli e cittadini tutti, a che scopo mantenere un istituto di credito (su cui pendono molte ombre) guidato da personaggi che si comportano come affaristi veri e propri, cercando per di più intollerabili privilegi fiscali blandendo il potere politico?

8) Nei confronti della scienza, la Chiesa è sempre andata a rimorchio, prendendosi un tempo insostenibilmente lungo prima di accettarne le scoperte e teorie, e il progresso scientifico e tecnologico che queste hanno comportato. Ritiene che per la Chiesa sia arrivata l'ora di cambiare approccio rispetto al metodo scientifico o lo considera ancora una minaccia alla religione?

9) Come intende operare per risolvere i numerosi problemi che la Chiesa ha al suo interno e che ne minano ulteriormente la credibilità? La coerenza con la sostanza della vostra fede è ancora un valore imprescindibile per le gerarchie, e l'organizzazione secolare della Chiesa di Cristo ha ancora bisogno di bizantinismi, apparati costosi da mantenere, procedure e liturgie tanto complesse?

10) Vuole dire qualcosa, infine, sul suo ruolo durante la dittatura militare in Argentina?

Pubblicato ieri qui.

Nessun commento: