mercoledì 13 marzo 2013

Grillo, Casaleggio, i grillini e le secche della politica: inizia la fine del M5S?




La sensazione condivisa dalla maggior parte degli osservatori e notisti della politica, è che nonostante l'esito del voto non garantisca una solida maggioranza a nessun partito, e impedisca la governabilità, l'ingresso in massa dei neo eletti grillini in Parlamento significhi che per la prima volta dall'inizio della cosiddetta Seconda Repubblica ci sia la possibilità più che concreta di fare quelle leggi attese da anni e considerate necessarie e indispensabili da una larga fetta dell'opinione pubblica. Ovvero, soprattutto una legge elettorale degna di un paese civile, o quanto meno l'abrogazione del porcellum di Berlusconi e della Lega, il conflitto di interessi che impedisca l'avvento di ulteriori berlusconi, una riduzione drastica dei costi e degli sprechi della politica, la fine dell'austerity montiana, e istruzione, ricerca e green economy.

Inoltre, cosa che non guasta, negli otto punti che Pierluigi Bersani intende portare in Parlamento per chiedere la fiducia, anche una legge contro l'omofobia e per le unioni civili. Merce davvero rara in un paese avvitato su se stesso e dipendente patologico dal clericalismo reazionario.

Quegli impegni, il M5s li potrà facilmente integrare con alcuni dei suoi, come la fine del finanziamento pubblico alla stampa, e in sede di discussione potranno essere migliorati anche col suo contributo.

Ma qui il diavolo (che qualcuno dice abbia le sembianze di Casaleggio) ci ha messo la coda, e l'ex attore comico genovese si è impuntato (è cronaca di queste ore), mettendo la sua ideologia vaffanculiana tra sé, il suo movimento e la soluzione di questi problemi. «Si è sempre detto», argomentano i grillini sui social network, «che noi non si farà mai inciuci coi partiti», e Grillo stesso ha ribadito, col consueto tono drammatico che lo contraddistingue, che piuttosto che votare la fiducia a Bersani si ritirerà dalla politica; senza chiarire se, nel caso, ritirerà pure tutti i suoi eletti dalle Camere.

Qualcuno dovrebbe spiegare a Grillo e ai suoi come stanno le cose, perché forse loro travisano il senso delle parole: "fiducia", in Parlamento è un questione puramente tecnica, e basta; vuol dire nascita (o morte) dei governi, non altro. Dare la "fiducia" a Bersani o chicchessia non vuol mica dire manifestargli stima e affetto personali e incondizionati, non è una dichiarazione d'amore! Fanno tenerezza: come possono parlare di idee («le idee vengono prima di tutto», è il mantra) se nemmeno permettono alla legislatura di iniziare? In realtà, ovviamente, un'alternativa c'è, ed è quella che di fatto Grillo e il suo guru auspicano: un governo Pd-Pdl. Per poter comodamente stare all'opposizione a criticare e incitare le folle, come hanno sempre fatto. Peccato che così le loro idee hanno scarse probabilità di trovare realizzazione.

Ieri Vito Crimi, probabile capogruppo del M5s al Senato, ha dato ulteriore prova della scricchiolante e contraddittoria bussola dei neo eletti grillini, dichiarando che il movimento è disposto ad accettare la presidenza di una delle Camere; perché (come riporta il Corriere) «il Parlamento c'è, le commissioni si possono insediare, il Parlamento può legiferare. Il governo è un fatto parallelo e sì, possiamo fare come in Belgio, perché no?». Cioè un anno e mezzo senza governo. Veramente un'ottima idea.

E' un gioco al massacro, quello di Grillo; a quanto pare egli preferisce impiccarsi a quella che i suoi seguaci chiamano "coerenza" - e che invece è ideologia pura - piuttosto che prendersi la responsabilità, a costo di macchiare la sua verginità politica, di dare il suo determinate contributo al progresso del paese.

Ma sullo sfondo di tutto questo, la scena che si prepara, verosimilmente, è che il rifiuto grillino delle responsabilità porterà con sé l'inizio della fine del suo movimento, e dell'unica opportunità che ha questo paese - per di più in un momento così delicato - di cambiare davvero e risorgere. Perché quel 25 per cento di voti ottenuti alla Camera non vengono tutti dagli attivisti del M5s, ma anche (e soprattutto) dalla protesta di quei cittadini stanchi delle devastazioni partitiche, che probabilmente senza il movimento di Grillo sarebbero rimasti a casa, invece che andare a votare. L'ideologia grillina a questa gente interessa poco o niente, piuttosto essi vorrebbero vedere finalmente quei problemi giungere a soluzione, e se la loro aspirazione si va a infrangere sulle barricate grilline, difficilmente darebbero loro una seconda opportunità. Senza contare che nelle prossime ore non tutti gli eletti del M5s potrebbero ubbidir tacendo al loro leader, minando quella che ora è un'apparente compattezza. Altro che ottenere il 100 per cento dei voti: Grillo potrebbe riuscire nel paradossale risultato di rivitalizzare il consenso intorno a Bersani, l'odiato nemico, che avrebbe gioco facile a sostenere che se si dovesse tornare subito a votare, con tutte le conseguenze del caso, la colpa è di Grillo.

Staremo a vedere cosa succederà nelle prossime ore. In ogni caso, se quella che stiamo vivendo dovesse essere davvero la fine della Seconda Repubblica, beh, nemmeno la Terza sembra esente da sfuriate illogiche e ideologiche. Quanto a noi, non resta che sperare che gli eletti grillini si ricordino che davvero «uno vale uno», e non che uno - quello genovese - deve valere per tutti.


Pubblicato ieri qui.


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