venerdì 22 marzo 2013

Francesco e gli atei: cambiare tutto, per non cambiare niente



Dopo lo show in mondovisione della sua intronizzazione, papa Francesco si è dedicato ai rappresentanti delle altre religioni. Nella Sala Clementina del Vaticano, il pontefice che ha voluto per sé il nome del santo che andò dal sultano di Babilonia, ha incontrato, tra gli altri, Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, e il metropolita Hilarion del patriarcato di Mosca. Ma nel suo discorso si è rivolto anche ai rappresentanti degli ebrei e ai musulmani; e, infine, a quegli individui che «pur non riconoscendosi in alcuna tradizione religiosa sono in cerca della verità, della bontà e della bellezza, che è verità, bontà e bellezza di Dio».

Dunque, sulla scia di Karol Wojtyla e - in misura minore - del predecessore Joseph Ratzinger, Jorge Mario Bergoglio ha subito esibito un rinnovato impegno verso l'ecumenismo. All'appello, ovviamente e come al solito, mancava il vasto e variegato mondo dell'ateismo: anche verso la non credenza il neo papa ha subito messo le cose in chiaro, seguendo - pure in questo caso - le orme dei predecessori. Infatti, dopo aver parlato ai rappresentanti delle altre religioni, ha esternato verso il resto del mondo: «Dobbiamo tenere viva nel mondo la sete dell'assoluto», ha detto in conclusione del suo discorso Francesco, «non permettendo che prevalga una visione della persona umana ad una sola dimensione, secondo cui l'uomo si riduce a ciò che produce e a ciò che consuma: è questa una delle insidie più pericolose per il nostro tempo. Sappiamo quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall'orizzonte dell'umanità, e avvertiamo il valore di testimoniare nelle nostre società l'originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell'uomo».

Quanto alla violenza, inutile fare la conta dei morti prodotti dalla credenza e dalle religioni, metterli sopra un vassoio (magari dell'Ikea, che costano poco, in ossequio alla sobrietà sbandierata in questi giorni) e porgerli al papa. Siamo sicuri che lo sa benissimo.

Un pontificato che si è presentato in decisa contro tendenza rispetto ai precedenti quanto allo stile, nei contenuti è rimasto fermo nell'intransigenza e nella superficialità di sempre. Le fonti francescane parlano di un santo che ascoltava persino gli animali: per questo forse qualcuno sperava che un pontefice con il suo nome potesse cambiare disco sull'ateismo, quanto meno andare oltre i soliti luoghi comuni, i discorsi da bar o da pollaio televisivo, magari (chissà) chiudere quell'inutile teatrino che è il Cortile dei gentili, e per una volta almeno aprire le orecchie e ascoltare il "nemico", che «se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?» (Mt 5,43-48). Ma la solfa è sempre la stessa: sul "nemico" si fa terrorismo semantico, si ribalta la verità, ci si chiude nella solita supponenza.

Il papa ha chiesto ai grandi della Terra venuti ad adularlo di "custodire il creato"; ma accidentalmente, parte integrante del creato sono anche gli atei, prima o poi un papa dovrà prenderne atto. A meno di volerli considerare un errore di dio.

Già pubblicato qui.


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