Dunque, papa Francesco avrebbe
ammesso che esiste nella Curia romana, tra tanta santità, una «corrente di
corruzione», e persino una «lobby gay». Ammetterlo pubblicamente - primo
pontefice nella storia - è un altro record per Bergoglio, non nuovo a imprese
eroiche come scacciare demoni da piazza S. Pietro oppure camminare sotto la
pioggia senza l'ombrello.
Il Fatto quotidiano riporta
le parole di un anonimo "giovane vescovo": «Sembra brutto dirlo oggi,
ma in Segreteria di Stato, sotto il pontificato di Benedetto XVI, sono stati presi
a lavorare sacerdoti omosessuali. Dalla Curia romana, come è prassi, avevano
chiesto informazioni ai loro vescovi che avevano provato le loro affermazioni
in modo inequivocabile [...] Avevano amici potenti in Segreteria di Stato e le
parole dei loro vescovi non hanno avuto nessun valore. Conosco almeno tre casi
in cui ciò è avvenuto». Scandaloso.
In effetti è terribile,
poveretti: duemila anni a combattere un nemico che attaccava su tutti i fronti
ma sempre dall'esterno, per poi scoprire che il diavolo si è infiltrato anche
all'interno, mimetizzato, sotto copertura. A corrodere silenziosamente, goccia
dopo goccia, le fondamenta della santa Chiesa di dio. La Gay Spectre è
tra di noi, si salvi chi può.
Quanto a noi, ingenui, abbiamo
sempre pensato che la lobby gay fosse a Strasburgo e a Bruxelles, impegnata a
minare la "famiglia naturale" e a foraggiare la cristianofobia,
sobillando e istigando il popolino a rovesciare il trono di Pietro a colpi di
secolarizzazione relativista. Invece, i terribili gay sono là, proprio sotto il
trono (e sopra la tomba) di Pietro. Immaginiamo lo sconcerto e l'allarme di
quelli che nelle sacre e segrete stanze, guardandosi le spalle, devono studiare
ora una strategia per combattere i nemici di dio, attentatori della pace sociale,
distruttori della famiglia. Chi se lo sarebbe mai aspettato? Nei corridoi sotto
la cupola di Michelangelo cominceranno a parlare in codice - forse in aramaico
- per non farsi capire, sia mai che la lobby gay abbia messo delle microspie
nell'acquasantiera o sotto i paramenti.
Come si sono permessi, questi
guastatori "oggettivamente disordinati"? Nella Chiesa mai e poi mai
erano entrati dei gay; essi vivono tutti nelle dark room, ed escono
di notte come i vampiri, a insidiare bambini innocenti col loro stile di vita
perverso, davvero non era plausibile che un credente potesse avere quella
malattia; un prete, un religioso, poi!
«Ora bisogna vedere cosa possiamo
fare al riguardo», avrebbe detto Bergoglio. Intanto, noi vorremmo sapere non
dico i nomi, ma almeno cosa farà mai di terribile questa lobby gay, visto che
l'ostilità di santa romana Chiesa verso i gay non ha mai vacillato nemmeno per
un minuto secondo. La loro azione di discredito è forse rivolta solo verso
l'interno? Faranno degli scherzi inopportuni? Forse delle chiassose feste a
tema, mentre il santo padre è in giro per il mondo a guadagnarsi il pane?
Quando non c'è il gatto, si sa, i topi ballano.
Se non altro ora si capisce
perché Ratzinger se l'è data a gambe levate.
Poi, vorremmo sapere cosa farà
adesso Bergoglio, in concreto, dopo quella frase che sembra una minaccia.
Richiamerà Torquemada dall'oltretomba? Attaccherà ogni vescovo e cardinale,
ogni sacerdote e chierico alla macchina della verità, per stanarli, davanti a
uno schermo su cui vanno immagini dei Village People ancheggianti, nei loro
anni migliori? Studierà le loro reazioni là dove non batte il sole? E poi li
caccerà dal Vaticano dopo averli scomunicati e pubblicamente frustati, con una
pena esemplare per dare l'esempio? Colpirne uno per educarne cento (oppure il
"occhio per occhio, dente per dente", di biblica memoria). Ci
aspettiamo di veder preparare cataste di legna e ceste di finocchi freschi in
piazza San Pietro.
Bisogna bonificare, santità,
disinfestare, sia mai che dio si svegli all'improvviso pensando di dover fare
di nuovo i conti con Sodoma e Gomorra.

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