E' stata calendarizzato per la
prossima settimana alla Camera l'avvio della discussione sulla proposta di
legge sul contrasto all'omofobia, già approvata in commissione Giustizia. Giornali
e commentatori delle opposte fazioni (società civile e omofobi) lanciano
opposti allarmi: i primi, sostenitori della necessità di una legge che punisca
i reati correlati all'omofobia, lamentano l'annacquamento del testo originario,
come per compiacere cattolici e cattolicisti; mentre questi ultimi schiumano
rabbia per la presunta pericolosità di una legge, anzi, di una «follia
eterofoba, pensata per imbavagliare chi non la pensa come i gay militanti», per
dirla con il solito Carlo Giovanardi, il quale auspica che «venga bocciata da
un Parlamento che non può cancellare nel nostro Paese libertà di parola e di
pensiero garantite dalla Costituzione».
Il disegno di legge che sta per
essere esaminato è stato pensato per modificare la già esistente legge Mancino
del 26 aprile 1993, e si limita - al momento - all'estensione della pena già
prevista per chi incita a commettere o commette atti di discriminazione,
violenza o provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali,
religiosi, anche all'identità sessuale della vittima. Resterebbe immutato
invece l'art. 1 ove recita: «È vietata ogni organizzazione, associazione,
movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione
o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», perché in
questo caso non viene aggiunta la fattispecie di discriminazione dovuta
all'identità sessuale. Vedremo come andrà in aula.
Molti, in queste ore, pensano che
piuttosto che fare una modifica così blanda sia meglio non fare nulla. Mentre il
mondo cattolico, di cui il Giovanardi di cui sopra è autorevolissimo esponente,
è preoccupato ugualmente, anche se ha - finora - ottenuto un annacquamento del
testo: e si capisce, perché la dottrina ufficiale della Chiesa è infarcita -
nero su bianco, si veda il delirante documento sulla Cura pastorale delle persone omosessuali, che per
l'intensità dell'esposizione è paragonabile al Manifesto della Razza del
1938 - di quello che nei paesi anglosassoni si chiama hate speech,
ovvero discorsi di contenuto diffamatorio nei confronti di una persona o di un
gruppo di persone. Probabilmente la Chiesa cattolica rientrerebbe nella
categoria di cui all'articolo 1 della Mancino, ecco perché si preoccupano. Lo
ammise - seppur in maniera fastidiosamente paradossale - un altro campione di
cattolicismo omofobo come Rocco Buttiglione anni fa: con una legge così,
sostenne, si arriverebbe a poter chiedere l'arresto di san Paolo per quello che
scrisse nelle sue lettere, sull'omosessualità.
E' curioso che nello stesso tempo
gli stessi soggetti si affannino a chiedere tutele speciali per i cristiani (e
anche, generosamente e altruisticamente, i credenti di altre religioni) in sede
di Parlamento europeo, gridando un giorno si e l'altro pure alla cristianofobia (con
scarsi risultati, peraltro) e islamofobia.
Mentre il loro diritto di diffamare e seminare odio, incitando alla
"giusta discriminazione" delle persone omosessuali, non dev'essere
messo in discussione. Un diritto che è in realtà sempre più un odioso
privilegio esclusivo dei cattolici e dei credenti in genere.
Ma tra le ragioni della
contrarietà a ogni legislazione contro i reati d'omofobia, cattolici e
cattolicisti mettono in rilievo soprattutto presunte eccezioni di
costituzionalità (usate infatti per affossare l'ultimo tentativo di legiferare,
pochi anni fa): si creerebbe, sostengono, una categoria di persone che ha una
tutela speciale della legge nei loro confronti, una persona omosessuale se
venisse aggredita e picchiata avrebbe dalla sua una legge apposita a punire i
colpevoli, che una vittima eterosessuale non avrebbe; quindi, una
diseguaglianza di fronte alla legge.
Un argomento ipocrita, misero e
infondato, visto che un eterosessuale non verrebbe certo aggredito proprio
perché eterosessuale, come invece capita nella realtà a molti omosessuali;
o ebrei e persone di altre etnie e minoranze. Tuttavia, vogliamo dar ragione
alle preoccupazioni cattoliche e cattoliciste, e prenderli in parola:
eliminiamo ogni diseguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, incluse le
tutele giuridiche particolari, comunque motivate.
Aboliamo la legge Mancino,
in toto, visto che da venti anni offre una tutela particolare, quindi
incostituzionale, a più di una categoria di persone. E visto che ci siamo - non
sia mai che i credenti restino più uguali degli altri di fronte alla legge,
cosa che sicuramente non vorrebbero - eliminiamo anche un altro motivo della
giusta indignazione dei difensori della libertà di espressione: cassiamo
dal Codice penale i reati di blasfemia e vilipendio della religione.
Ecco, così finalmente tutti i
cittadini sarebbero uguali, come lor signori seguaci dell'amore di Cristo
auspicano.
Pubblicato ieri qui.

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