martedì 4 febbraio 2014

M5s: vorrei, ma non posso.


Io vorrei farmi convincere dal M5s, davvero. Perché su molti temi, tra loro e il resto dell'arco parlamentare davvero non c'é confronto: dalla laicità e i diritti civili - quello che mi preme di più - alla lontananza dalle lobby storiche (dalla finanza alle mafie, passando per il potere clericale) e altri sistemi di potere, da qualche idea sul welfare alla tutela dell'ambiente e del paesaggio, fino alla rinuncia fattiva al finanziamento pubblico.

Ma resto quanto meno perplesso dai segnali contraddittori e preoccupanti che mandano praticamente da sempre: anzitutto, immancabilmente e puntualmente, rimango travolto e allibito dalla pervicacia con la quale riescono sempre a mandare tutto in vacca, e rovinare quel poco di buono che combinano. Dalle liste di proscrizione dei giornalisti scomodi (cosa che resta un segnale orribile, comunque la si giri) alle fisime ridicole come le scie chimiche, il chip sottopelle e via cazzeggiando, alla violenza verbale con la quale si esprimono elettori e simpatizzanti del Movimento, troppo spesso aizzati come cani da guardia dal Capo in persona,  e che ha molto a che fare con la comunicativa dell'era fascista (che gli piaccia o no). Perché a volte il linguaggio e le intenzioni coincidono. Fino alla gazzarra di questi giorni in Parlamento, che serve ed è sempre servita a stuzzicare la pancia del proprio elettorato; come se non ne avessimo avuti e ancora abbiamo, di partiti e politici che parlano alla pancia invece che alla testa. Un movimento davvero rivoluzionario dovrebbe educare i suoi elettori e sostenitori, è da qui che deve cominciare la rivoluzione civile di cui questo paese ha bisogno.

Poi - questione centrale che riguarda il Movimento - c'è la farraginosità con la quale si ricorre a quella specie di ordalia che è la "consultazione" degli iscritti a votare sul blog di Beppe Grillo: quelle poche migliaia di attivisti che hanno scelto il sistema di voto proporzionale, per esempio, quanto e come erano informati su cosa stavano votando? E' una questione di sostanza, ma soprattutto di metodo: su questi temi così importanti, che riguardano tutti e sessanta milioni di cittadini e non solo i fans grillini, come si può decidere in maniera così approssimativa facendo "votare" qualche migliaio di attivisti non si sa se e come informati, magari perché i leader non hanno idee al riguardo?

Perché quando i leader le idee ce le hanno, allora esercitano il loro potere sul movimento, e scatta il richiamo e la censura; basta tirare il guinzaglio e salta fuori quella propensione dei parlamentari Cinque stelle a farsi telecomandare dai loro vertici, che sono proprio "vertici" - Grillo e Casaleggio - e non "megafoni", a dispetto di quello che dicono di loro. Cosa che mette tutto il movimento nelle mani esclusive di questi due soli soggetti sulla cui saldezza psicologica - a leggere quello che scrivono a volte - vengono ogni tanto dei dubbi. Lo stop arrivato dall'alto sull'abolizione della Bossi-Fini, per esempio, è stato un brutto segnale, e denuncia anche la scollatura che c’è non tra la “base” e gli eletti, ma tra gli eletti e i vertici. E se fossero stati al governo?

Roberto Fico disse in TV che il M5s è un «movimento post ideologico»; sarà, ma c'é sicuramente una rigidità dogmatica che non è così tanto differente dall'ideologia: rifiutare a priori e a prescindere ogni tipo di collaborazione con gli altri partiti onde evitare "contaminazioni", perché gli "altri" sono tutti (tutti) uguali. E' quello che gli ha fatto perdere (a loro ma soprattutto a tutti noi) l'occasione storica, che potrebbe essere stata unica e irripetibile, di incidere veramente e profondamente nel sistema paese e realizzare davvero una rivoluzione, rifiutandosi di trattare una forma di non belligeranza (non una proposta di alleanza politica) con Bersani all'indomani delle elezioni in cambio di pochi punti chiari, e spingendo il partito di quest'ultimo alle cosiddette "larghe intese". Tanto peggio tanto meglio, deve aver pensato la leadership del M5s.

Questa è stata una scelta che ancora grida vendetta, e che - per quanto mi riguarda - non gli perdonerò mai.

Insomma, dopo tutto questo, come si fa a fidarsi del M5s? Infatti, io non mi fido, e non li voto. Ma, in fondo, spero ancora di essere smentito da un loro cambio di rotta, possibilmente in tempi brevi, perché di tempo non ne abbiamo quasi più.

Ultima modifica: 5 febbraio 2014, ore 11.00

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