Negli ultimi giorni i media hanno
raccontato dei due grandi temi al centro di numerose manifestazioni in tutta
Europa. A Parigi e a Lione gli anti-gay di Manif pour tous (sigla
che fa il verso a Mariage pour tous) hanno sfilato nei mesi scorsi
contro la possibilità concessa alle coppie omosessuali francesi di adottare
bambini, e ora contro la procreazione assistita per le coppie lesbiche e la
pratica dell'utero in affitto, provvedimenti appena ritirati e procrastinati da
un Hollande in grande difficoltà (per tutt'altri motivi); a Madrid e
simultaneamente in decine di altre città anche italiane, sono scese in piazza
migliaia di persone per sostenere le donne spagnole sotto l'attacco del governo
conservatore di Mariano Rajoy che vuole di fatto ripristinare il reato di
aborto.
Al di là della conta dei
partecipanti ai cortei (come sempre ben frequentati dall'estrema destra, nel
caso di quelli francesi), c'è una considerazione davvero elementare, quasi
banale, che bisogna fare: in Francia chi ha manifestato lo ha fatto per chiedere
che vengano tolti dei diritti a qualcun altro; in Spagna, al contrario, chi è
sceso in piazza ha cercato di difendere la propria libertà, un diritto - quello
all'autodeterminazione riproduttiva - che riguarda in prima persona loro
stessi, che stanno conducendo una lotta difficile, e non altri. Se non,
ovviamente, in un'ottica più ampia di difesa delle libertà individuali di
ciascuno.
A Parigi e a Lione, nessuno di
quelli che ha sfilato in corteo era direttamente interessato al provvedimento
sotto accusa, perché a nessuno di loro è stato imposto di diventare
omosessuale, sposare una persona dello stesso sesso e adottare dei bambini.
Ecco perché quella protesta può essere definita a buon diritto una delle più
grande manifestazioni di arroganza, prepotenza ed egoismo della storia del
genere umano. «Perché i diritti degli altri», bisogna urlare nelle loro
orecchie fino a sturarle, «a voi non tolgono nulla, nemmeno uno spillo; mentre
la vostra arroganza rende la vita di molti altri un inferno».
Così come arrogante e persino
violenta è quella propensione di molti conservatori a considerare la donna come
una scatola vuota, il suo corpo come un mero contenitore di "bambini"
(come viene di fatto considerato già lo spermatozoo, in una visione al contempo
ideologica, fanatica e antiscientifica), un'incubatrice, un macchinario del
quale possiamo disinteressarci una volta espletata la sua funzione.
Nessuno dei paladini dei diritti
bambini altrui (ma non sarebbe meglio se ognuno si occupasse dei bambini suoi,
invece che di quelli degli altri?) intende accettare che la famiglia - e, per
estensione, la società intera - non è roba di sua esclusiva proprietà, nessuno
di loro ha il copyright del vocabolo "famiglia" o la proprietà
intellettuale del concetto di "società". Non l'hanno inventata loro;
la società, di cui la famiglia è cellula basilare, appartiene a tutti quelli
che la compongono, nessuno escluso, e non può esserci nessuno autorizzato a
imporre il suo modello a tutti gli altri.
E', dicevamo, una considerazione
elementare; ma in questo decennale dibattito, sterile e surreale, sui diritti
delle persone omosessuali e delle donne, è proprio il livello più semplice
quello che si è perso di vista. E' assolutamente inutile controbattere a questi
fans della dittatura quasi sempre teocratica con argomenti, per quanto fondati
e inoppugnabili, come il falsissimo concetto che un bambino per crescere abbia
bisogno di due genitori di sesso diverso. E' un dato di fatto verificabile di
persona, andando a vedere cosa succede in quei paesi dove le famiglie
omogenitoriali sono realtà e sono riconosciute dalle istituzioni.
L'unica cosa da fare è cacciarli
via a spintoni dalla propria vita privata, nella quale nessuno li ha
autorizzati a ficcare il naso. Finché non usciranno da quella logica perversa
di contrapposizione tra loro e il resto del mondo. Questo, tradotto in metodo
di resistenza, vuol dire proprio quello che hanno fatto le donne spagnole
sabato scorso: manifestarsi, lottare e resistere, perché nessun diritto è
acquisito per sempre.
E, per dirla tutta, vuol dire
pure che le due categorie - donne e omosessuali - oggetto della caccia alle
streghe dei reazionari di qualunque nazionalità, devono necessariamente unire
le forze e lottare insieme.

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