domenica 21 ottobre 2012

Un contributo laico per il Forum di Todi



C'è qualcosa di surreale nel dibattito che vede i cattolici domandarsi quale ruolo debbano avere nella politica attiva: pare che non si sentano abbastanza presenti, o influenti. I cattolici - ce lo dicono la storia e anche la cronaca di questi giorni - in realtà sono sempre stati presenti, con un ruolo più che attivo e visibile, determinante in molti casi. Senza scomodare don Sturzo e la Costituente, guardando solo la storia recente, hanno dato la spallata che ha fatto cadere Berlusconi (dopo averlo sostenuto per decenni); con Monti e colleghi hanno ottenuto forse la massima influenza possibile su un governo (e quindi sono già all'opera nelle stanze del potere) ottenendo facilmente l'appoggio del Quirinale; nel Lazio, non appena Bagnasco ha parlato subito la Polverini è caduta, grazie all'ubbidienza scodinzolante dell'Udc che le ha tolto il sostegno. Non pare, a un primo sguardo, che i cattolici siano assenti o ininfluenti nella vita politica. Allora qual è il punto, di cosa parleranno da domani e per due giorni a Todi, per il secondo appuntamento del Forum delle persone e associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro?

C'è da notare, anzitutto, che i promotori hanno deciso «contrariamente a quanto espresso precedentemente, di non rendere partecipi all'assise di Todi 2, sia gli esponenti politici che gli uomini di governo». Nel contempo, è emersa la necessità di «un progetto chiaro e definito soprattutto sulle grandi questioni morali del nostro tempo, al centro della dottrina sociale della Chiesa, e in tema di politica economica indispensabile per far uscire il Paese dalla grave crisi che sta attraversando», come ha dichiarato Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori. Il riferimento sarà comunque il documento "La buona politica per tornare a crescere", partorito nella precedente assise del Forum.

L'impressione è che ancora non abbiano deciso a quali cattolici parlare, e questo non è un dettaglio trascurabile. Prese le distanze con grande ritardo (ma non ancora abbastanza nettamente) dagli opportunisti, i cattolici di comodo, quelli che il fondatore della loro religione definirebbe 'sepolcri imbiancati', e da quelli che rubano (letteralmente) e imbrogliano, resta difficile trovare il bandolo della matassa in un contesto nel quale tutti cercano di rappresentare i cattolici e di accaparrarsi il loro voto, da destra a sinistra, o almeno di mettere la parola 'cattolico' o la locuzione 'bene comune' nei loro programmi. Tanto che l'aggettivo 'cattolico' sembra essere oramai solo un'etichetta, e viene ai cattolici, chiunque siano, il sospetto di essere solo sfruttati invece che rappresentati.

L'indecisione sulla possibile fondazione di un partito cattolico è forse una giusta cautela, in un momento storico in cui l'abbandono delle ideologie è un fatto ormai consolidato, in cui i partiti ideologici hanno clamorosamente mostrato il loro fallimento, e non avrebbe senso andare controcorrente e presentare una piattaforma (parte della quale è condivisa da altre forze politiche e movimenti d'opinione già esistenti) sulla quale è appiccicata proprio un'etichetta che si rifà a una ideologia.

Ma intanto, Monti, Profumo, Riccardi (che il toto-candidati dà come pronto per la regione Lazio), cattolici in un governo benedetto dalle gerarchie, si stanno producendo in una politica a dir poco recessiva a danno - guarda un po' - proprio del mito cattolico della famiglia tradizionale nucleo fondante della società. Per tacere dei mille scandali a base di corruzione, prostituzione e abusi d'ogni tipo, che vedono in prima fila cattolici o simpatizzanti tali. Non sarà che quello dell'adesione o dell'appartenenza al cattolicesimo non è affatto un requisito determinante, non sarà che essere cattolici non è affatto una garanzia di giustizia sociale, di politiche inclusive? Forse a Todi l'hanno capito, ecco perché anche quest'anno non li vogliono.

Ma la partita, per chi vuole fare politica, non si gioca solo sul campo dell'economia, è necessaria anche un'idea di modello sociale, soprattutto riguardo ai diritti civili. Nel preambolo del documento sopra citato si legge: «Noi sosteniamo la buona politica che promuove la libertà e la giustizia, sa rispettare i valori e interpretare i bisogni del popolo, sa tenere nel giusto equilibrio le dimensioni dei diritti e dei doveri, sa trovare la strada della crescita nell'equità senza lasciare indietro i poveri, sa promuovere la vita e valorizzare la ricchezza come motore dello sviluppo, sa riconoscere il merito e mettere a frutto i talenti [...] Di fronte ad un mondo che cambia tanto rapidamente, noi avvertiamo l'urgenza di un nuovo impegno e la necessità di preoccuparci e occuparci dei problemi della nostra comunità, di interrogarci sulle implicazioni etiche, culturali e sociali delle nostre scelte e dei nostri comportamenti».

Ecco: e se si prendessero alla lettera e facessero una cosa rivoluzionaria, mai accaduta nella storia di questo paese da almeno duemila anni a oggi? Perché non trovare il coraggio di rinunciare all'imposizione della dottrina della Chiesa cattolica, della sua etica (mascherata subdolamente sotto l'etichetta 'bene comune') per via politica, liberarsi della gabbia disumana e arrogante dei 'valori non negoziabili' che li rende invisi al resto del mondo, e interrogarsi per una volta senza preconcetti «sulle implicazioni etiche, culturali e sociali» delle loro scelte e dei loro comportamenti? Abbracciando piuttosto le istanze del cattolicesimo di base, quello dei 'cattolici adulti' e dei preti di frontiera, che non perdono tempo nello studio di liturgie e cerimoniali, o a coltivare una teologia astratta e troppo spesso fine a se stessa, preferendo affrontare la realtà e le persone che la abitano con spirito di incontro piuttosto che predisposizione all'indottrinamento; e della teologia della liberazione, stroncata dagli ultimi due pontificati. Ci hanno mai pensato?

Sarebbe anche ridare - se mai l'ha avuta - alla religione forza propria, libera da compromissioni col potere, e anche liberare la chiesa-ecclesia dall'essere ostaggio di lobby spregiudicate che nel nome di Cristo pare non esitino a ricorrere alle peggiori scorciatoie. Perché non è tollerabile che un paese che si è dato una signora Costituzione (alla cui stesura, si ricordi l'intellighenzia tuderte, hanno partecipato pure dei cattolici) non faccia altro che disattenderla, e resti un paese sostanzialmente teocratico e maschilista, dove l'unico cittadino veramente libero di autodeterminarsi è il maschio eterosessuale cattolico (invero, solo cattolicista). Il rispetto delle regole comuni non è un obbligo morale per il credente?

Signori, non date occasione a tutti gli altri (i non cattolici, che tra l'altro sono maggioranza) di diffidare di voi. Date dimostrazione di amore autentico e fattivo per la democrazia e per il rispetto delle libertà di ciascuno, abbandonando il fortino dei 'valori non negoziabili' propugnato da una Chiesa storicamente fuori dal mondo e in preda a una crisi di identità senza precedenti, sotto un pontificato che la sta indebolendo visibilmente. Non abbiate paura.

Pubblicato ieri qui.

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