lunedì 12 novembre 2012

La domenica è festa: la nuova crociata della Conferenza episcopale



Il riposo domenicale è la nuova frontiera delle battaglie della Chiesa italiana. La stampa cattolica tutta intera riporta con enfasi l'iniziativa della Confesercenti e Federstrade, con l'appoggio ufficiale della Cei e la mobilitazione dei cattolici, che si stanno dando da fare in una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per abolire la liberalizzazione degli orari d'apertura - anche domenicale - degli esercizi commerciali contenuta nel decreto Salva Italia, e per restituire alle Regioni la facoltà di decidere in materia.

Secondo i promotori questa misura non ha portato benefici apprezzabili, in termini di incremento del giro di affari dei commercianti; ha prodotto invece una serie di disagi ai lavoratori dipendenti (i commessi dei negozi soprattutto) costretti a sacrificare la domenica sull'altare del consumismo. Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, in un comunicato snocciola le sue cifre, esposte in realtà a fine 2011, nell'imminenza dell'approvazione del decreto di cui sopra: «Alle 100mila imprese già perse andranno aggiunte altre 80.000 che chiuderanno nei prossimi 5 anni, con la conseguente scomparsa di circa 240mila posti di lavoro. Questo si traduce in città sempre più vuote e meno sicure, in minore servizio di vicinato, in maggiori difficoltà per gli anziani. Un regalo alla Grande Distribuzione Organizzata [...] E così oggi agiamo di conseguenza: con l'iniziativa odierna promuoviamo una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. L'obiettivo non è quello di vietare aperture festive e domenicali, ma di renderle compatibili con le effettive esigenze di imprenditori e consumatori, ripristinando competenze, materia di orari, alle Regioni».

Fa eco l'Arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini per conto della Cei, che da parte sua sposta l'attenzione su un altro aspetto dell'iniziativa, che «è a difesa di un valore innanzitutto antropologico: il riposo domenicale è fondamentale per l'uomo per dare senso alle cose che fa. Il riposo è, quindi, antropologicamente necessario».

Famiglia Cristiana, che sostiene attivamente la campagna offrendo in più ai suoi lettori la possibilità di firmare on line sul suo sito web, svela qual è il senso autentico dell'iniziativa, vista da oltre Tevere: «A far da supporto all'iniziativa la Chiesa italiana, che già con il Congresso eucaristico di Bari del 2005 e poi con il Convegno ecclesiale di Verona del 2006 ha posto grande attenzione al momento della festa domenicale come giorno non solo per "santificare la festa", come recita il terzo comandamento, ma per stare insieme in famiglia, per riappropriarsi del proprio tempo e delle relazioni trascurate durante la settimana. Anche nell'Incontro mondiale delle famiglie svoltosi a Milano dal 30 maggio al 3 giugno il tema del riposo domenicale è stato tra gli argomenti invocati a sostegno di un tempo più a misura di famiglia». L'apertura domenicale dei negozi dev'essere «un'eccezione, non una regola. Questo è il nocciolo etico e politico della proposta». E domenica 25 novembre la raccolta di firme si terrà anche sui sagrati delle parrocchie: «Vogliamo regolamentare, non chiudere», prosegue Bregantini. «E il sagrato è il luogo giusto dove raccogliere le firme perché è tradizionalmente il posto dove si incontrano Chiesa e mondo».

"Libera la domenica" è il nome che è stato dato all'iniziativa. D'altra parte avevano già provato a chiedere che la domenica non si giochino le partite di calcio. Negozi aperti vogliono dire chiese vuote, avranno pensato in Vaticano: è sempre stata una fissazione della Chiesa, quella di cercare di eliminare la concorrenza.

Pubblicato ieri qui.


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