Viveva tutto solo nei suoi
appartamenti, nel lussuosissimo, immenso palazzo sulla collina posta al centro
della città, dalle cui finestre si vedeva il mondo intero (o almeno così a lui
pareva). Passava le giornate immerso nei suoi libri di favole, che
parlavano apparentemente di ogni cosa e di ogni aspetto dello scibile umano
(cioè di un mondo che lui non aveva mai conosciuto se non attraverso quei
testi), libri scritti millenni addietro da autori sconosciuti in un mondo
diversissimo da quello della sua epoca.
Per il vecchio Ebenezer Joseph
Scroogingher la vita era tutta lì: curare gli affari della sua holding
multinazionale, la W.S.D.F. Inc. (Worldwide smoke and discrimination factory)
che da generazioni e generazioni apparteneva alla sua famiglia; una fabbrica di
fumo ("ma della migliore qualità esistente", amava ripetere ai suoi
sottoposti e ogni volta che concludeva un affare) e altri interessi che aveva
ramificazioni in tutto il mondo, un patrimonio immobiliare immenso, un tesoro
ricchissimo. Il vecchio Scroogingher era servito e riverito da una pletora di
amministratori pubblici - infiltrati soprattutto in stati stranieri, servitori
più o meno dichiarati, che contribuivano con la loro attività ad incrementare
ulteriormente, giorno dopo giorno, tutte quelle ricchezze con favori e
concessioni di privilegi d'ogni sorta. Essi truccavano appalti, corrompevano
politici, tartassavano i loro concittadini depauperandoli, creando così
valanghe di nuovi poveri che subito diventavano clienti dei centri di
assistenza di Scroogingher, creando così un circolo vizioso che faceva crescere
ancora di più le sue ricchezze. Il vecchio Scroogingher era un imprenditore
scaltro e senza peli sullo stomaco, e per questo era detestato e mal sopportato
dal popolo.
Ogni mattina Scroogingher si
alzava, tirava giù dallo scaffale i vecchi volumi polverosi, che adorava sopra
ogni cosa, si sedeva alla scrivania e si tuffava in quelle pagine, dopo aver
avuto cura di chiudere ben bene le finestre per non far entrare nemmeno un
flebile suono del mondo esterno. Dopo di che, passava in rassegna i registri
contabili, per annotare l'andamento delle sue ricchezze. A nessuno dei suoi
collaboratori era consentito parlare se non per adularlo, o assecondarlo in
quella che era la sua seconda attività preferita: il vecchio Scroogingher una o
due volte a settimana si affacciava alla sua finestra e arringava i suoi
sudditi (riuniti nella piazza antistante dietro la minaccia di fuoco eterno o la
promessa di godimento eterno, a seconda dei casi), ammorbandoli con racconti
presi dai libri, interpretati secondo il capriccio del momento, e indicava loro
quali erano i nemici da combattere. E costoro obbedivano, andando per il mondo
a eseguire i suoi ordini, a suo esclusivo vantaggio.
Un vantaggio e un guadagno
talmente grandi, che Scroogingher non riusciva in realtà nemmeno a controllare
l'intero ventaglio delle sue attività, così di fatto egli non sapeva che alcuni
suoi dipendenti facevano il loro lavoro in maniera diversa, coscienziosa, senza
arrecare danno a chicchessia. Oppure - secondo i maligni - lo sapeva ma
tollerava appena costoro, e con grande e malcelato fastidio.
La sera della vigilia di Natale,
una sera fredda e ventosa, il vecchio Scroogingher andò a letto con qualche
dolore di troppo, dovuto alla vecchiaia, e un senso di solitudine prima
sconosciuto. Si mise a letto con uno dei suoi adorati libri e presto si
addormentò.
Si svegliò di soprassalto
sentendo rumori sinistri venire da dietro la porta: tutto tremante si alzò e
andò a vedere cosa fosse. Aprì la porta, e subito vide davanti a sè Jacob Karol
Marleytyla, ex socio in affari e predecessore alla presidenza della holding,
uscito da un carro funebre trainato da cavalli, incongruentemente parcheggiato
sulle scale interne del palazzo. Una visione tremenda, perché Marleytyla, che
doveva essere ben morto, secondo i suoi ricordi, aveva un aspetto orribile:
avvolto in bende lacere e col volto consumato dalla decomposizione, stretto in
una lunga sequela di catene pesantissime, alle quali erano appesi strumenti di
tortura, cappi e ghigliottine, casseforti ricolme di pesanti monete, lunghi
rotoli contenenti i documenti pieni di livore verso qualcuno (scritti in vita),
una serie di foto che lo ritraevano insieme a dittatori sanguinari e politici
corrotti, molti dei volumi polverosi tanto cari anche a Scroogingher. Tutte
cose che il fantasma di Marleytyla affermava lo avevano distolto dal vero bene
e dalla cura del prossimo, che – in fondo in fondo - sentiva come sua
responsabilità.
Marleytyla parlò a Scroogingher,
dicendogli che stava scontando quella pena anche in nome suo e di tutti i suoi
predecessori, e annunciandogli l'imminente visita di tre fantasmi, quella
notte. Infine, gli mostrò una catena ancora più lunga e pesante, affermando che
da qualche parte "laggiù" la stavano preparando per lui. Indi sparì
in una nuvola di fumo dall'odore sulfureo.
Scroogingher rabbrividì, chiuse a
chiave la porta dei suoi appartamenti e si infilò sotto le coperte, recitando
una litania presa da uno dei suoi libri, pregando che quello fosse solo un
brutto sogno.
Ma ahimè, sogno non era, e
apparve il primo dei tre fantasmi annunciati da Marleytyla: il fantasma del
Natale passato. Un vecchietto - che in altre circostanze avrebbe avuto un
aspetto simpatico - con dei piccoli baffetti sotto il naso gli fece
ripercorrere la sua vita fino a quel momento, da quando da giovane faceva il
saluto romano fino ai primi libri ai quali si dedicava in modo morboso ed
alienante, fino a dimenticare di vivere, di cercare di capire com'è fatto il
mondo e cosa c'è dentro tutte le persone, non solo quelle a lui affini. Vide
tutte le occasioni che aveva avuto per rendere il mondo un posto migliore,
libero dal pregiudizio e dall'odio razziale e sociale, occasioni mai colte per
paura di perdere il potere e le ricchezze acquisite spaventando la gente e
mentendo. Indi il fantasma coi baffetti scomparve e Scroogingher si ritrovò
tutto sudato nel suo letto, di nuovo a pregare di risvegliarsi presto da
quell'incubo.
Purtroppo non fu esaudito, e il
secondo fantasma apparve: il fantasma del Natale presente. Era altissimo,
gigantesco, e aveva le sembianze di una transessuale di colore, atea e di
origine ebraica. Il transfantasma lo fece letteralmente volare
fuori dalla finestra mostrandogli dall'alto la città: in un angolo, vide alcuni
suoi dipendenti - quelli che Scroogninger mal sopportava perché considerati
ribelli - che condividevano poche cose con gli ultimi e gli emarginati. Erano
donne, coppie non sposate o separate, omosessuali, famiglie di fatto, sposi che
non potevano avere figli e non avevano soldi per accedere a tecniche di
fecondazione, e tanti altri ancora. Salendo ancora più in alto, vide interi
popoli oppressi da regimi che avevano la benedizione della holding di
Scroogingher, lunghe fila di bambini ai quali i suoi peggiori scagnozzi, da lui
protetti e coccolati, avevano fatto delle cose orribili. Alcuni di quei
bambini, diventati grandi, chiedevano da anni udienza a Scroogingher, insieme
alle loro famiglie, ma egli li aveva sempre ignorati.
Molti suoi dipendenti non
sapevano rispondere quando tutti questi emarginati gli chiedevano come mai il
suo capo fosse tanto cattivo ed egoista. Malgrado ciò, in questo Natale essi
erano felici, e Scroogingher non capiva perché. Si ritrovò infine sperduto in
mezzo alla nebbia, tremando per l'arrivo del terzo fantasma.
E il terzo fantasma arrivò: il
fantasma del Natale futuro. Contrariamente alle attese non aveva un aspetto
terribile: era una donna - cosa che urtava la misoginia di Scroogingher - di
età indefinita, dall'aspetto sano e gioviale, sguardo rassicurante, non portava
addosso alcun simbolo, di alcun tipo, con ulteriore disappunto di Scroogingher
che invece amava che il suo marchio fosse indossato da tutti e appeso in ogni
dove. La donna indicò nella nebbia, dove stava apparendo una scena, che vide
come alla tv: un funerale, gente attorno ad una salma della quale non si vedeva
il volto. Scroogingher poteva sentire i loro discorsi. Uno diceva al suo
vicino: «Meno male che è morto, ora sì che il mondo ha una chance di diventare
un posto migliore». Un altro, un suo dipendente frustrato perché non poteva
farsi una famiglia, diceva: «che sollievo, adesso mi posso rifare una vita
senza l'imbarazzo di dover spiegare l'adesione alle assurdità ideologiche di
quel vecchio perfido». Alcuni ridevano e prendevano in giro il morto, altri
presenziavano senza tristezza o compassione sincera, ma solo per opportunismo,
giustificando se stessi perché - in fondo - è quello che avevano sempre fatto,
anche quando il morto era in vita. I vecchi libri polverosi venivano briciati
in un angolo per scaldare dei senza tetto.
Più in là, nella cattedrale del
palazzo di Scroogingher, si celebrava qualcosa, con un discorso che non era una
predica e nemmeno un'omelia funebre ma che, malgrado il contenuto, sembrava
liberatorio: una lunga serie di scuse ufficiali, rivolte a tutte quelle
categorie di persone avversate, combattute e discriminate ingiustamente nel
corso dei secoli dalla holding di Scroogingher. Era il suo successore, una
donna di colore dall'aspetto gioviale; vestiva in maniera semplice, stava in
mezzo alla gente e usava parole comprensibili, senza tirarle fuori da vecchi
libri polverosi. Ascoltava con interesse e attenzione quello che la gente aveva
da dire e rispondeva alle domande senza eluderle. Intanto, gli ex collaboratori
di Scroogingher, inclusi quelli più fedeli, dividevano la holding e la
vendevano, usando il ricavato in parte per sfamare i poveri del mondo (che
grazie a questa operazione non conobbero più la fame per lunghi secoli) e in
parte per risarcire quelli ingiustamente defraudati e avversati dalla sua
holding; Scroogingher se ne avvide con dolore e indignazione. E per questo,
finalmente capì: il cadavere che nessuno piangeva era il suo.
Scroogingher, allora, scoppiò in un lungo pianto liberatorio, promettendo a se
stesso e al fantasma che mai più avrebbe soverchiato e perseguitato nessuno,
mai più!
Fu così che Scroogingher, dopo un
sonno che gli parve essere stato lunghissimo, si svegliò nel suo letto la
mattina di Natale. Guardò dalla finestra e vide che era una bellissima
giornata, udì le campane suonare e si sentì leggero come mai prima. I suoi
servitori lo aspettavano con le vesti da cerimonia e il consueto discorso pieno
d'astio verso chi non era d'accordo con lui, scritto il giorno prima, pronto
per essere letto dalla finestra al popolo già riunito nella piazza.
Allora fece chiamare il suo
fedele servitore, Bob Georg Cratchitwein, gli si fece incontro allargando le
braccia, gli disse «buongiorno e buon Natale!», quindi lo colpì sulla testa con
una costosa scarpa italiana di pregiata manifattura, vietandogli d'ora in poi
di servirgli birra non bavarese alla sera dopo cena. Riscrisse il discorso,
includendo una scomunica verso i fantasmi e i fabbricanti di birra non
tedeschi, i quali ora costituivano una "minaccia per la pace" e che
definì "contro la dignità dell'uomo". E divenne ancora più cattivo di
sempre.
Ah si, c'è sempre da imparare dai
propri sogni...

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