lunedì 24 dicembre 2012

Canto di Natale 2.0



Viveva tutto solo nei suoi appartamenti, nel lussuosissimo, immenso palazzo sulla collina posta al centro della città, dalle cui finestre si vedeva il mondo intero (o almeno così a lui pareva). Passava le giornate immerso nei suoi libri di favole, che parlavano apparentemente di ogni cosa e di ogni aspetto dello scibile umano (cioè di un mondo che lui non aveva mai conosciuto se non attraverso quei testi), libri scritti millenni addietro da autori sconosciuti in un mondo diversissimo da quello della sua epoca.

Per il vecchio Ebenezer Joseph Scroogingher la vita era tutta lì: curare gli affari della sua holding multinazionale, la W.S.D.F. Inc. (Worldwide smoke and discrimination factory) che da generazioni e generazioni apparteneva alla sua famiglia; una fabbrica di fumo ("ma della migliore qualità esistente", amava ripetere ai suoi sottoposti e ogni volta che concludeva un affare) e altri interessi che aveva ramificazioni in tutto il mondo, un patrimonio immobiliare immenso, un tesoro ricchissimo. Il vecchio Scroogingher era servito e riverito da una pletora di amministratori pubblici - infiltrati soprattutto in stati stranieri, servitori più o meno dichiarati, che contribuivano con la loro attività ad incrementare ulteriormente, giorno dopo giorno, tutte quelle ricchezze con favori e concessioni di privilegi d'ogni sorta. Essi truccavano appalti, corrompevano politici, tartassavano i loro concittadini depauperandoli, creando così valanghe di nuovi poveri che subito diventavano clienti dei centri di assistenza di Scroogingher, creando così un circolo vizioso che faceva crescere ancora di più le sue ricchezze. Il vecchio Scroogingher era un imprenditore scaltro e senza peli sullo stomaco, e per questo era detestato e mal sopportato dal popolo.

Ogni mattina Scroogingher si alzava, tirava giù dallo scaffale i vecchi volumi polverosi, che adorava sopra ogni cosa, si sedeva alla scrivania e si tuffava in quelle pagine, dopo aver avuto cura di chiudere ben bene le finestre per non far entrare nemmeno un flebile suono del mondo esterno. Dopo di che, passava in rassegna i registri contabili, per annotare l'andamento delle sue ricchezze. A nessuno dei suoi collaboratori era consentito parlare se non per adularlo, o assecondarlo in quella che era la sua seconda attività preferita: il vecchio Scroogingher una o due volte a settimana si affacciava alla sua finestra e arringava i suoi sudditi (riuniti nella piazza antistante dietro la minaccia di fuoco eterno o la promessa di godimento eterno, a seconda dei casi), ammorbandoli con racconti presi dai libri, interpretati secondo il capriccio del momento, e indicava loro quali erano i nemici da combattere. E costoro obbedivano, andando per il mondo a eseguire i suoi ordini, a suo esclusivo vantaggio.

Un vantaggio e un guadagno talmente grandi, che Scroogingher non riusciva in realtà nemmeno a controllare l'intero ventaglio delle sue attività, così di fatto egli non sapeva che alcuni suoi dipendenti facevano il loro lavoro in maniera diversa, coscienziosa, senza arrecare danno a chicchessia. Oppure - secondo i maligni - lo sapeva ma tollerava appena costoro, e con grande e malcelato fastidio.

La sera della vigilia di Natale, una sera fredda e ventosa, il vecchio Scroogingher andò a letto con qualche dolore di troppo, dovuto alla vecchiaia, e un senso di solitudine prima sconosciuto. Si mise a letto con uno dei suoi adorati libri e presto si addormentò.

Si svegliò di soprassalto sentendo rumori sinistri venire da dietro la porta: tutto tremante si alzò e andò a vedere cosa fosse. Aprì la porta, e subito vide davanti a sè Jacob Karol Marleytyla, ex socio in affari e predecessore alla presidenza della holding, uscito da un carro funebre trainato da cavalli, incongruentemente parcheggiato sulle scale interne del palazzo. Una visione tremenda, perché Marleytyla, che doveva essere ben morto, secondo i suoi ricordi, aveva un aspetto orribile: avvolto in bende lacere e col volto consumato dalla decomposizione, stretto in una lunga sequela di catene pesantissime, alle quali erano appesi strumenti di tortura, cappi e ghigliottine, casseforti ricolme di pesanti monete, lunghi rotoli contenenti i documenti pieni di livore verso qualcuno (scritti in vita), una serie di foto che lo ritraevano insieme a dittatori sanguinari e politici corrotti, molti dei volumi polverosi tanto cari anche a Scroogingher. Tutte cose che il fantasma di Marleytyla affermava lo avevano distolto dal vero bene e dalla cura del prossimo, che – in fondo in fondo - sentiva come sua responsabilità.

Marleytyla parlò a Scroogingher, dicendogli che stava scontando quella pena anche in nome suo e di tutti i suoi predecessori, e annunciandogli l'imminente visita di tre fantasmi, quella notte. Infine, gli mostrò una catena ancora più lunga e pesante, affermando che da qualche parte "laggiù" la stavano preparando per lui. Indi sparì in una nuvola di fumo dall'odore sulfureo.

Scroogingher rabbrividì, chiuse a chiave la porta dei suoi appartamenti e si infilò sotto le coperte, recitando una litania presa da uno dei suoi libri, pregando che quello fosse solo un brutto sogno.
Ma ahimè, sogno non era, e apparve il primo dei tre fantasmi annunciati da Marleytyla: il fantasma del Natale passato. Un vecchietto - che in altre circostanze avrebbe avuto un aspetto simpatico - con dei piccoli baffetti sotto il naso gli fece ripercorrere la sua vita fino a quel momento, da quando da giovane faceva il saluto romano fino ai primi libri ai quali si dedicava in modo morboso ed alienante, fino a dimenticare di vivere, di cercare di capire com'è fatto il mondo e cosa c'è dentro tutte le persone, non solo quelle a lui affini. Vide tutte le occasioni che aveva avuto per rendere il mondo un posto migliore, libero dal pregiudizio e dall'odio razziale e sociale, occasioni mai colte per paura di perdere il potere e le ricchezze acquisite spaventando la gente e mentendo. Indi il fantasma coi baffetti scomparve e Scroogingher si ritrovò tutto sudato nel suo letto, di nuovo a pregare di risvegliarsi presto da quell'incubo.

Purtroppo non fu esaudito, e il secondo fantasma apparve: il fantasma del Natale presente. Era altissimo, gigantesco, e aveva le sembianze di una transessuale di colore, atea e di origine ebraica. Il transfantasma lo fece letteralmente volare fuori dalla finestra mostrandogli dall'alto la città: in un angolo, vide alcuni suoi dipendenti - quelli che Scroogninger mal sopportava perché considerati ribelli - che condividevano poche cose con gli ultimi e gli emarginati. Erano donne, coppie non sposate o separate, omosessuali, famiglie di fatto, sposi che non potevano avere figli e non avevano soldi per accedere a tecniche di fecondazione, e tanti altri ancora. Salendo ancora più in alto, vide interi popoli oppressi da regimi che avevano la benedizione della holding di Scroogingher, lunghe fila di bambini ai quali i suoi peggiori scagnozzi, da lui protetti e coccolati, avevano fatto delle cose orribili. Alcuni di quei bambini, diventati grandi, chiedevano da anni udienza a Scroogingher, insieme alle loro famiglie, ma egli li aveva sempre ignorati. 

Molti suoi dipendenti non sapevano rispondere quando tutti questi emarginati gli chiedevano come mai il suo capo fosse tanto cattivo ed egoista. Malgrado ciò, in questo Natale essi erano felici, e Scroogingher non capiva perché. Si ritrovò infine sperduto in mezzo alla nebbia, tremando per l'arrivo del terzo fantasma.
E il terzo fantasma arrivò: il fantasma del Natale futuro. Contrariamente alle attese non aveva un aspetto terribile: era una donna - cosa che urtava la misoginia di Scroogingher - di età indefinita, dall'aspetto sano e gioviale, sguardo rassicurante, non portava addosso alcun simbolo, di alcun tipo, con ulteriore disappunto di Scroogingher che invece amava che il suo marchio fosse indossato da tutti e appeso in ogni dove. La donna indicò nella nebbia, dove stava apparendo una scena, che vide come alla tv: un funerale, gente attorno ad una salma della quale non si vedeva il volto. Scroogingher poteva sentire i loro discorsi. Uno diceva al suo vicino: «Meno male che è morto, ora sì che il mondo ha una chance di diventare un posto migliore». Un altro, un suo dipendente frustrato perché non poteva farsi una famiglia, diceva: «che sollievo, adesso mi posso rifare una vita senza l'imbarazzo di dover spiegare l'adesione alle assurdità ideologiche di quel vecchio perfido». Alcuni ridevano e prendevano in giro il morto, altri presenziavano senza tristezza o compassione sincera, ma solo per opportunismo, giustificando se stessi perché - in fondo - è quello che avevano sempre fatto, anche quando il morto era in vita. I vecchi libri polverosi venivano briciati in un angolo per scaldare dei senza tetto.

Più in là, nella cattedrale del palazzo di Scroogingher, si celebrava qualcosa, con un discorso che non era una predica e nemmeno un'omelia funebre ma che, malgrado il contenuto, sembrava liberatorio: una lunga serie di scuse ufficiali, rivolte a tutte quelle categorie di persone avversate, combattute e discriminate ingiustamente nel corso dei secoli dalla holding di Scroogingher. Era il suo successore, una donna di colore dall'aspetto gioviale; vestiva in maniera semplice, stava in mezzo alla gente e usava parole comprensibili, senza tirarle fuori da vecchi libri polverosi. Ascoltava con interesse e attenzione quello che la gente aveva da dire e rispondeva alle domande senza eluderle. Intanto, gli ex collaboratori di Scroogingher, inclusi quelli più fedeli, dividevano la holding e la vendevano, usando il ricavato in parte per sfamare i poveri del mondo (che grazie a questa operazione non conobbero più la fame per lunghi secoli) e in parte per risarcire quelli ingiustamente defraudati e avversati dalla sua holding; Scroogingher se ne avvide con dolore e indignazione. E per questo, finalmente capì:  il cadavere che nessuno piangeva era il suo. Scroogingher, allora, scoppiò in un lungo pianto liberatorio, promettendo a se stesso e al fantasma che mai più avrebbe soverchiato e perseguitato nessuno, mai più!

Fu così che Scroogingher, dopo un sonno che gli parve essere stato lunghissimo, si svegliò nel suo letto la mattina di Natale. Guardò dalla finestra e vide che era una bellissima giornata, udì le campane suonare e si sentì leggero come mai prima. I suoi servitori lo aspettavano con le vesti da cerimonia e il consueto discorso pieno d'astio verso chi non era d'accordo con lui, scritto il giorno prima, pronto per essere letto dalla finestra al popolo già riunito nella piazza. 
Allora fece chiamare il suo fedele servitore, Bob Georg Cratchitwein, gli si fece incontro allargando le braccia, gli disse «buongiorno e buon Natale!», quindi lo colpì sulla testa con una costosa scarpa italiana di pregiata manifattura, vietandogli d'ora in poi di servirgli birra non bavarese alla sera dopo cena. Riscrisse il discorso, includendo una scomunica verso i fantasmi e i fabbricanti di birra non tedeschi, i quali ora costituivano una "minaccia per la pace" e che definì "contro la dignità dell'uomo". E divenne ancora più cattivo di sempre.

Ah si, c'è sempre da imparare dai propri sogni...





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