venerdì 21 dicembre 2012

Mario Monti, l'uomo del destino



A denominazioni evocative i vari movimenti "para politici" più o meno centristi ci hanno abituati da tempo: «Verso la terza repubblica», «Fermare il declino», «Vogliamo vivere». Prevista per oggi, arriva l'iniziativa definita «Rimontiamo l'Italia», in questo caso con evidente riferimento speranzoso e adulatorio (ri-Monti-amo) al cognome dell'uomo del destino di turno: Mario Monti. Una adunata che «chiama a raccolta tutti coloro che non vogliono archiviare Monti e l'agenda Monti come una parentesi e pensano che si debba offrire agli elettori la possibilità di scegliere nelle prossime elezioni la continuità con questa stagione di serietà e buon governo riformatore». Firmato: Benedetto Della Vedova, Gianluca Galletti, Linda Lanzillotta, organizzatori dell'incontro. Tema: l'agenda Monti.

Non sarà Napoleone Bonaparte (l'uomo del destino secondo George Bernard Shaw), ma l'attuale presidente del Consiglio dei ministri, quasi dimissionario, è atteso alla "discesa in campo" con una ansia ed un'enfasi tali da lasciare allibiti, degne solo del messia annunciato dalla Bibbia. Ieri Pierferdinando Casini ha comunicato alla stampa di aver incontrato Monti, il quale avrebbe già deciso: «Il suo futuro è per il bene del Paese, ma aspetta a comunicare i suoi intendimenti la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere». Meno male.
Dunque solo Mario Monti può salvare il paese, essendo «l'unica scelta di serietà per l'Italia, mentre dall'altra parte ci sono le buffonate del passato e le incognite di una sinistra legata a forze estremiste» (sempre Casini, che si è auto assegnato il ruolo di portavoce di Monti). Federatore dei moderati, propugnatore della sua "agenda", invocato dai cattolici (dopo anni di inutili convegni a Todi e dintorni) e acclamato nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo, impegnato direttamente in campagna elettorale oppure ispiratore dietro le quinte, a leggere i giornali sembra che, di qualunque natura sia il suo prossimo impegno, Monti abbia già vinto.

Se non altro perché ha indotto l'intera classe politica e le più alte cariche istituzionali ad ammettere di non essere capaci di fare quello che invece chiede a lui, è riuscito a farli venir fuori in una esibizione di impotenza senza pari (e senza dignità) nella storia politica di questo paese. Anche i suoi detrattori non alzano eccessivamente la voce, mentre quelli che semplicemente lo temono, ma non possono dirlo, provano, sibilando a mezza bocca, a coinvolgerlo ed arruolarlo nelle loro file offrendogli un posto nel prossimo governo o a spedirlo sul colle più alto, come dire fuori dai giochi di potere. Non pare bislacca la domanda che si fanno molti, in queste ore: che andiamo a votare a fare se è già deciso chi deve governare?

Resta il fatto che tanta speranza riposta in un uomo solo al comando non è affatto rassicurante: non vorremmo alla fine che - fatte le dovute proporzioni - invece dell'uomo del destino ci ritrovassimo quello della provvidenza. In questo, abbiamo già dato.

Pubblicato ieri qui.


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