Caso Kyenge-Calderoli:
il capogruppo grillino al Senato Nicola Morra ha fatto un discorso
condivisibile sulla cultura del razzismo in Italia. Invece la
senatrice Serenella
Fucksia (dello stesso partito) ritiene quello di Calderoli un
complimento. Da Beppe Grillo invece nessuna presa di posizione ufficiale se non
dopo oltre 48 ore dall'esternazione del vice presidente leghista del Senato.
Nel suo post di ieri, il fondatore del Movimento 5 stelle però la butta in
caciara - come si dice a Roma quando si vuole distrarre dal discorso
principale per evitare di esporsi: la polemica, per il comico genovese, serve
solo a sviare l'attenzione da altre vicende. Che infatti è la stessa tesi dei difensori di Calderoli (nel frattempo indagato dalla procura di Bergamo per diffamazione con l'aggravante dell'odio razziale). Inoltre, la scelta di concedere la
poltrona di vice della seconda carica dello Stato a Calderoli è da imputare ai nemici di
sempre: i politici, in questo caso il Pd.
Questo prolungato silenzio, come ugualmente il grande
ritardo col quale Morra ha esternato sull'insulto razzista del leghista, sono
in qualche modo ovvii: i due - Calderoli (e i leghisti in genere) e Grillo - si
esprimono con la stessa disinvoltura, ricorrendo facilmente all'insulto
gratuito. La Kyenge-orango fa solo più scalpore del Bersani-gargamella, Berlusconi-psiconano, Letta-capitan findus, Renzi-ebetino
ecc., perché ha una connotazione razzista evidentissima; ma l'abitudine a
sminuire l'avversario con il dileggio, una canzonatura allo stesso tempo infantile e feroce
- e vagamente fascista - è la stessa. Si condanna en passant l'uscita
di Calderoli, ma poche righe più sotto si riparte con il solito dileggio degli avversari
politici. E' vero, caro Grillo: «L'indignazione non può essere a corrente
alternata».
Grillo e Calderoli parlano lo stesso linguaggio. Ergo: l'atteggiamento di Grillo è solidarietà tra pari. Cane
non morde cane...
(aggiornato il 17 luglio alle ore 14,20)

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