Non passa giorno, da un po' di
tempo a questa parte, senza che cattolici e cattolicisti si spertichino a
puntualizzare che il matrimonio omosessuale non è la priorità per
il paese; non prima di aver fatto la premessa politicamente corretta (e quindi
ipocrita) che è giunta l'ora di finire con la discriminazione ai danni delle
persone glbt: «io ho tanti amici gay», sembra di sentirli dire, nel più
classico degli incipit dei discorsi da bar, subito prima di inserire nel
discorso la consueta virgola seguita dal quel "ma" che nega e ribalta
tutto quanto appena detto.
Ben altri sarebbero i
problemi: il lavoro, la crisi, la solitudine, la povertà e - last but
not least - la tutela della famiglia tradizionale. Soprattutto
quest'ultimo è il concetto che viene ribadito più e più volte, come un mantra,
perché sono le famiglie tradizionali ad essere veramente discriminate, secondo
questa logica. Ogni progresso in favore dei diritti delle persone glbt,
infatti, viene distorto e presentato come "attacco alla famiglia".
Come se le due cose fossero alternative e non complementari.
«Possiamo ricordare senza essere
considerati "nemici"», ha scritto pochi giorni fa Renata Maderna su Famiglia
Cristiana, «le questioni urgenti e drammatiche che riguardano le famiglie
del mondo e del nostro Paese, la mancanza del lavoro, l'impossibilità di
sfamare i figli, la solitudine e la povertà di tanti anziani, il destino dei
tanti che silenziosamente e senza ribalta ogni giorno si prendono cura - nel
disinteresse del mondo della comunicazione e della politica - di un disabile?
(...) Ci è permesso domandarci: ma allora qual è la vera discriminazione?».
Quindi si passa al parere del teologo moralista Luigi Lorenzetti, il quale,
interpellato dal settimanale paolino, va diritto al segno snobbando l'ipocrisia
del benaltrismo cattolico: occorre «senso critico per
distinguere le giuste rivendicazioni da quelle ideologiche, come il diritto al
matrimonio e all'adozione. Il matrimonio tra uomo e donna, che fonda la
famiglia, è un'altra realtà. Non giova a nessuno - nemmeno ai gay e alle
lesbiche - confondere realtà che sono oggettivamente diverse». Dunque come deve
comportarsi il "mondo cattolico"? «La difesa della giusta causa delle
persone omosessuali si costruisce con il dialogo e il confronto tra laici e
cattolici. Si tratta, infatti, di questioni umane e non religiose
(confessionali). Di certo non la si difende con forme di fanatismo e di
esibizionismo».
A parte la chiusa orientata alla
consueta intolleranza vagamente razzista verso gli attivisti dei diritti
civili, appare conclamata ed evidente l'assurdità della tesi benaltrista sostenuta
- tra tutti gli altri - dalla Maderna: perché ogni politica, in prima o ultima
analisi, è fatta in direzione della tutela dei nuclei familiari, dato che in
questi vive la stragrande maggioranza dei cittadini. E se manca ancora qualcosa
(e indubbiamente manca) i cattolici se la devono prendere piuttosto con decenni
di governi filo cattolici che essi stessi - per ragioni puramente ideologiche -
hanno sostenuto. Resta il fatto che una cosa, ovvero le politiche per la
famiglia, non esclude l'altra, ovvero i diritti di tutti i cittadini; che si
possono concedere velocemente e a costo zero. E resta il fatto che portare i
cittadini su un piano di effettiva parità eleva chi sta ancora in basso senza
togliere nulla agli altri. Basterebbe che i benaltristi nostrani
facessero un bel viaggio laddove questi diritti sono già concessi, per rendersene
conto.
"Il mondo decide mentre
l'Italia è paralizzata", scriveva Stefano Rodotà negli stessi giorni del
dossier di Famiglia Cristiana, fotografando lo stallo intollerabile
in cui versa il nostro paese in materia di diritti individuali. A chi usa la
Costituzione come un'arma impropria, deformandola, citando l'articolo 29 («La
Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul
matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei
coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare»)
si risponda con la stessa Costituzione all'articolo 3, che non a caso viene
prima del 29: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Quindi
il matrimonio egualitario è proprio la via per attuare la Costituzione, dove
dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Questa deve essere
la sola risposta a tutte le obiezioni.
Perché la domanda fatta al
teologo di cui sopra («come deve comportarsi il mondo cattolico»), sebbene
piuttosto generica, coglie finalmente ancorché involontariamente il nocciolo
della questione, squarciando il velo di ipocrisia che lo ricopre: i diritti
degli altri (in questo caso le persone omosessuali), devono passare per forza
dall'approvazione dei cattolici (questo è il senso del vocabolo "dialogo"
usato dal teologo). E amen.
Questa, solo questa è vera ideologia:
speculazioni teoriche completamente avulse dall'osservazione della realtà. E'
fanatismo intollerante, quello di chi si sente padrone del mondo, della
società, della famiglia (che non è solo cristiana, cari miei, ma anche laica),
del matrimonio, come se ne possedesse il copyright. Come se l'unico
modello di società possibile fosse il loro. Non è così, bisogna che costoro se
ne facciano una ragione, che scendano finalmente dal piedistallo e guardino in faccia
alla realtà.
Ed è qui che ci vuole il salto di
qualità, il dovere costituzionale che la politica è chiamata a compiere:
chiudere definitivamente ogni dialogo e procedere coi fatti. Perché non serve
seguitare a parlarne, se ne parla da troppo tempo, da decenni, e le posizioni
in campo sono ben più che chiare e definite. Quindi basta parlare, è ora di
agire.
Pubblicato ieri qui.


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