giovedì 4 luglio 2013

Il benaltrismo cattolico: ultima arma, spuntata, contro il matrimonio tra gay


Non passa giorno, da un po' di tempo a questa parte, senza che cattolici e cattolicisti si spertichino a puntualizzare che il matrimonio omosessuale non è la priorità per il paese; non prima di aver fatto la premessa politicamente corretta (e quindi ipocrita) che è giunta l'ora di finire con la discriminazione ai danni delle persone glbt: «io ho tanti amici gay», sembra di sentirli dire, nel più classico degli incipit dei discorsi da bar, subito prima di inserire nel discorso la consueta virgola seguita dal quel "ma" che nega e ribalta tutto quanto appena detto.

Ben altri sarebbero i problemi: il lavoro, la crisi, la solitudine, la povertà e - last but not least - la tutela della famiglia tradizionale. Soprattutto quest'ultimo è il concetto che viene ribadito più e più volte, come un mantra, perché sono le famiglie tradizionali ad essere veramente discriminate, secondo questa logica. Ogni progresso in favore dei diritti delle persone glbt, infatti, viene distorto e presentato come "attacco alla famiglia". Come se le due cose fossero alternative e non complementari.

«Possiamo ricordare senza essere considerati "nemici"», ha scritto pochi giorni fa Renata Maderna su Famiglia Cristiana, «le questioni urgenti e drammatiche che riguardano le famiglie del mondo e del nostro Paese, la mancanza del lavoro, l'impossibilità di sfamare i figli, la solitudine e la povertà di tanti anziani, il destino dei tanti che silenziosamente e senza ribalta ogni giorno si prendono cura - nel disinteresse del mondo della comunicazione e della politica - di un disabile? (...) Ci è permesso domandarci: ma allora qual è la vera discriminazione?». Quindi si passa al parere del teologo moralista Luigi Lorenzetti, il quale, interpellato dal settimanale paolino, va diritto al segno snobbando l'ipocrisia del benaltrismo cattolico: occorre «senso critico per distinguere le giuste rivendicazioni da quelle ideologiche, come il diritto al matrimonio e all'adozione. Il matrimonio tra uomo e donna, che fonda la famiglia, è un'altra realtà. Non giova a nessuno - nemmeno ai gay e alle lesbiche - confondere realtà che sono oggettivamente diverse». Dunque come deve comportarsi il "mondo cattolico"? «La difesa della giusta causa delle persone omosessuali si costruisce con il dialogo e il confronto tra laici e cattolici. Si tratta, infatti, di questioni umane e non religiose (confessionali). Di certo non la si difende con forme di fanatismo e di esibizionismo».

A parte la chiusa orientata alla consueta intolleranza vagamente razzista verso gli attivisti dei diritti civili, appare conclamata ed evidente l'assurdità della tesi benaltrista sostenuta - tra tutti gli altri - dalla Maderna: perché ogni politica, in prima o ultima analisi, è fatta in direzione della tutela dei nuclei familiari, dato che in questi vive la stragrande maggioranza dei cittadini. E se manca ancora qualcosa (e indubbiamente manca) i cattolici se la devono prendere piuttosto con decenni di governi filo cattolici che essi stessi - per ragioni puramente ideologiche - hanno sostenuto. Resta il fatto che una cosa, ovvero le politiche per la famiglia, non esclude l'altra, ovvero i diritti di tutti i cittadini; che si possono concedere velocemente e a costo zero. E resta il fatto che portare i cittadini su un piano di effettiva parità eleva chi sta ancora in basso senza togliere nulla agli altri. Basterebbe che i benaltristi nostrani facessero un bel viaggio laddove questi diritti sono già concessi, per rendersene conto.

"Il mondo decide mentre l'Italia è paralizzata", scriveva Stefano Rodotà negli stessi giorni del dossier di Famiglia Cristiana, fotografando lo stallo intollerabile in cui versa il nostro paese in materia di diritti individuali. A chi usa la Costituzione come un'arma impropria, deformandola, citando l'articolo 29 («La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare») si risponda con la stessa Costituzione all'articolo 3, che non a caso viene prima del 29: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Quindi il matrimonio egualitario è proprio la via per attuare la Costituzione, dove dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Questa deve essere la sola risposta a tutte le obiezioni.

Perché la domanda fatta al teologo di cui sopra («come deve comportarsi il mondo cattolico»), sebbene piuttosto generica, coglie finalmente ancorché involontariamente il nocciolo della questione, squarciando il velo di ipocrisia che lo ricopre: i diritti degli altri (in questo caso le persone omosessuali), devono passare per forza dall'approvazione dei cattolici (questo è il senso del vocabolo "dialogo" usato dal teologo). E amen.



Questa, solo questa è vera ideologia: speculazioni teoriche completamente avulse dall'osservazione della realtà. E' fanatismo intollerante, quello di chi si sente padrone del mondo, della società, della famiglia (che non è solo cristiana, cari miei, ma anche laica), del matrimonio, come se ne possedesse il copyright. Come se l'unico modello di società possibile fosse il loro. Non è così, bisogna che costoro se ne facciano una ragione, che scendano finalmente dal piedistallo e guardino in faccia alla realtà.

Ed è qui che ci vuole il salto di qualità, il dovere costituzionale che la politica è chiamata a compiere: chiudere definitivamente ogni dialogo e procedere coi fatti. Perché non serve seguitare a parlarne, se ne parla da troppo tempo, da decenni, e le posizioni in campo sono ben più che chiare e definite. Quindi basta parlare, è ora di agire.

Pubblicato ieri qui.


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